Scoperta un’anomalia nella corrente del Golfo: rischio ondate gelide senza precedenti in Europa

rischio ondate gelideLa circolazione nell’oceano Atlantico è al suo livello più basso da 1000 anni, secondo un recente studio. Si rischia di rendere instabile l’AMOC con ondate sempre più gelide in Europa

Secondo uno studio congiunto di scienziati britannici, tedeschi ed irlandesi, causa dei cambiamenti climatici “la circolazione nell’Oceano Atlantico, alla base della Corrente del Golfo (il sistema meteorologico che porta un clima caldo e mite in Europa) è al suo livello più debole considerando l’ultimo millennio”. Tali dichiarazioni, riportate da Ingv Ambiente, fanno seguito ai risultati della ricerca riportati da Nature Geoscience nel corso della quale sono stati analizzati dati provenienti da diversi archivi naturali quali carote di ghiaccio o sedimenti oceanici, risalenti a diverse centinaia di anni fa. In questo modo i ricercatori, unendo i pezzi del puzzle, hanno potuto ricostruire la storia dell’Amoc, il flusso dell’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC). Se dovesse ulteriormente indebolirsi, spiegano gli esperti, si rischierebbero fenomeni estremi in tutta Europa. A cominciare dal Regno Unito dove andrebbero ad aumentare le tempeste mentre negli altri Paesi gli inverni diventerebbero più intensi e aumenterebbero le ondate di calore e siccità.

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Le possibili conseguenze

Con AMOC si fa riferimento ad uno dei più grandi sistemi di circolazione oceanica del mondo: questo flusso trasporta infatti verso il nord Atlantico l’acqua calda superficiale dal Golfo del Messico. Qui oltre a raffreddarsi diventa più salata per poi affondare a nord dell’Islanda e, a sua volta, attirare più acqua calda dai Caraibi. Un fenomeno che si regge su un equilibrio nel quale un ruolo di rilievo è rivestito anche dai venti che portano in Irlanda, nel Regno Unito ed in varie zone dell’Europa occidentale un clima mite. Ma se il riscaldamento globale continuerà ad aumentare, l’AMOC si indebolirà ulteriormente riducendosi, entro la fine del secolo, dal 34% al 45%. Si raggiungerebbe così un punto di non ritorno che renderebbe instabile (in modo irreversibile) il sistema.