Covid-19, all’ospedale di Vercelli si teme la terza ondata: “L’aumento dei casi è impressionante”

La pandemia continua a preoccupare. In Italia si susseguono le zone rosse e la situazione, ad un anno dall’inizio dell’incubo, non sembra ancora minimamente sotto controllo. In Piemonte, dopo tre settimane di zona gialla, si torna in arancione e Niccolò Zancan per ‘La Stampa’ è stato a Vercelli a parlare con gli operatori dell’ospedale S. Andrea.

Secondo la dottoressa Roberta Petrino, direttrice del Pronto Soccorso: “Purtroppo ci sono molto analogie con l’inizio della prima ondata, anche se speriamo di sbagliarci.” Per settimane i casi Covid nel suo reparto sono stati uno o nessuno al giorno, 0,5% la media. Adesso sono 7. “Così come i nuovi positivi in questo territorio martedì erano 30, mercoledì 60, oggi sono 80. L’aumento dei casi è impressionante e adesso sappiamo che circa il 15% dei malati di Covid passa dall’ospedale. Siamo in attesa. La situazione è un po’ irreale.”

Anche la dottoressa Emanuela Pastorelli, direttrice degli ospedali di Vercelli e Borgosesia, condivide le preoccupazioni della collega. “La preoccupazione è forte, dopo un periodo di stagnazione e galleggiamento sembra incominciato un piano inclinato.” E’ proprio nell’ospedale S. Andrea che il 28 febbraio 2020 fu ricoverato in rianimazione il primo paziente piemontese malato di Covid. La dottoressa Pastorelli ricorda il giorno più difficile della prima ondata: “Era il 26 marzo. Ho dovuto chiudere l’accettazione del pronto soccorso per qualche ora. Perché tutti i 22 erogatori di ossigeno erano utilizzati contemporaneamente e non potevamo assorbire nuovi pazienti.”

La prima ondata portò nell’ospedale di Vercelli 432 malati. La seconda fu ancora peggiore con 606 casi. Entrambe le volte, la calma apparente fu seguita da un aumento repentino dei casi e molti temono che la situazione si stia ripetendo. Per far fronte alla situazione, nell’ospedale è stato aperto un reparto di osservazione estesa chiamato Oboe, in cui i pazienti con il Covid vengono curati e monitorati alcune ore prima di decidere se ricoverarli. E’ stata creata una specie di stanza di compensazione fra il Pronto Soccorso e i reparti. Un modo per evitare il sovraffollamento e garantire il ricambio dei letti più efficiente possibile. Questa strategia innovativa verrà spiegata alla facoltà di Medicina di Harvard.