Achille Lauro e il “queerbaiting”: “Si appropria di un immaginario che gli appartiene fino a un certo punto”

Achille Lauro

Si è conclusa sabato, la 71esima edizione del Festival di Sanremo, che ha visto sul podio, al terzo posto Ermal Meta, al secondo Fedez e Francesca Michielin e al primo posto i Manaeskin, che con la loro “zitti e buoni“, hanno un po’ ribaltato i canoni standard della canzone sanremese.

Protagonista di questo Festival, non come concorrente in gara ma come ospite presente durante le cinque serate, Achille Lauro. Ogni sera il cantautore ha portato in scena e sul palco cinque “quadri“. Ogni quadro è stato caratterizzato da un esibizione che di certo non è passata indifferente.

Lo scopo era quello di omaggiare la diversità in vari contesti, da quella di genere musicale alla sfera più privata, quella sentimentale. Sentirsi liberi esprimendo semplicemente ciò che si è, senza alcun stereotipo. Questo il messaggio. Non a caso, nel suo quarto quadro, il cantautore appare vestito in abito da sposa, pronto a stampare un “bacio” a Boss Doms, chiaro riferimento alle unioni civili.

Nonostante i buoni propositi, non tutti sono rimasti convinti o entusiasti di quello che è andato in scena. “Si appropria di un immaginario che gli appartiene fino a un certo punto“. Queste le parole usate da Daniele Biaggi, capo di “Quid“, piattaforma di cultura “queer”. La comunità Lgbtq, ha infatti sollevato delle perplessità in merito.

Lui occupa una posizione e in realtà lo fa con un grado di esposizione che gli consente di mantenere un privilegio

Secondo Biaggi da un punto di vista dello spettacolo televisivo e quindi del personaggio, Lauro riesce bene nell’intento di rappresentare alcune tematiche, come: il concetto di mascolinità tossica, il patriarcato e il fatto di vedere la sessualità in maniera differente. Dall’altra parte però, si spinge un po’ troppo oltre. Se da un lato c’è chi ha apprezzato, dall’altro c’è chi critica il suo comportamento ambiguo.

Per quanto ne sappiamo è un personaggio eterosessuale e che quindi si può permettere una serie di provocazioni che non sarebbero concesse a un omosessuale“. Qui entra in gioco l’accusa di “queerbaiting“, che consiste nel tentativo di attirare il pubblico Lgbtq, portando in un prodotto di intrattenimento, l‘illusione di far vedere comportamenti o relazioni omosessuali, senza la reale intenzione di mostrarli davvero.

Sulla questione continua Biaggi: “Lauro nel resto dell’anno che fa? Per quali cause del mondo Lgbtq+ si spende?“. “Dovrebbe spendersi esattamente come Gucci, marchio con il quale condivide alcune battaglie“. Così come il noto marchio di moda si spende con le sue politiche sulle passerebbe, così Lauro dovrebbe fare attraverso la musica.

Sanremo 2021-bacio Achille Lauro e Boss Doms