Cos’è la Pink Tax? La spiegazione per cui essere donna nella società odierna costa di più

Donna

In occasione della giornata di oggi, 8 marzo, festa della donna, ci si chiede sempre più spesso, quanto costi nella società odierna l’essere donna. Sempre più spesso, istituzioni e associazioni del settore si sono focalizzate sul quando incida, puntando i riflettori sulla cosiddetta “Pin Tax“.

Parliamo del fatto di come le consumatrici donne, su alcuni prodotti, si ritrovino a pagare un sovrappiù, rispetto agli uomini. Uno tra gli esempi più comuni è quello di un pacchetto di rasoi rosa per donna. Secondo alcuni dati è stato messo in evidenza come questo stesso prodotto, costi di più rispetto ad un pacchetto di rasoi per uomo. La maggiorazione di costo di prodotti destinati al genere femminile, si può riscontrare per esempio anche in prodotti quali: detergenti, shampoo, assorbenti igenici e tamponi, i quali rientrano già in prodotti specifici.

Risulta quindi marcato come l’essere donna, abbia un costo più elevato. A questo si aggiunge il fatto che in una buona percentuale di casi, le lavoratrici donne si ritrovano a fare i conti con entrate mensili inferiori rispetto agli uomini. Molto spesso questo rende le donne consumatrici più prudenti o addirittura restie in alcune circostanze, poiché si è sempre pronte a risparmiare qualcosa, dove possibile.

Da cosa nasce la “Pink Tax”?

La merce dei prodotti destinata al pubblico femminile infatti, subisce delle oscillazioni di prezzo molto più variabili. Secondo quanto riportato da “Idealo“, portale internazionale di confronto dei prezzi, si parla di circa il 49%, contro un 33%, relativo ai prodotti destinati al pubblico maschile.

Ma da dove nasce quindi la “Pin Tax“?. Anzitutto bisogna specificare che non si tratta di una vera e propria accisa ma piuttosto di una scelta di marketing, agevolata dalla possibilità, secondo la quale le aziende, hanno potuto differenziare i prodotti di genere. Finché non vi sarà un impegno congiunto tra brand e consumatori, sarà difficile un cambiamento. Bisogna dire che i brand, si sono rivelati molto sensibili e aperti.

Nel giro di vari anni sono nate infatti diverse campagne, volte ad eliminare la “pin tax“. Diversi sono stati inoltre i nuovi brand, come ad esempio H&M e Zara, che hanno proposto, nel settore della moda, delle collezioni “genderless“, e quindi rivolte ad un pubblico in cui non vi sia distinzione di genere.