Le adozioni fatte all’estero da coppie gay devono essere riconosciute anche in Italia: la sentenza della Cassazione

coppia gay figlio

Come scrive Dagospia: “Quello che non fa la politica, devono farlo i tribunali”.

E così la Cassazione ha stabilito che le adozioni fatte all’estero da coppie omosessuali all’estero devono essere riconosciute anche in Italia e qualora i sindaci volessero opporsi alla trascrizione (l’atto che ne riconosce la validità in Italia) semplicemente non possono farlo.

E’ un importante precedente, quello stabilito dalla Cassazione con la sentenza 9006.

Dal 2017 diverse adozioni fatte all’estero da coppie gay sono state riconosciute in Italia (il primo caso a Firenze) ma c’è anche chi si è opposto, come il sindaco di Samarate – paesino in provincia di Varese – che si era rifiutato di trascrivere il suo atto anagrafico, facendo ricorso alla Cassazione.

Nel caso specifico – dove una coppia di uomini aveva adottato un bambino a New York – la problematica era anche maggiore considerando che, in assenza di trascrizione, al bambino veniva negata la cittadinanza italiana.

Ma i giudici della Cassazione hanno stabilito l’illegittimità della scelta del sindaco oppostosi alla trascrizione, con questa sentenza:

“Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità”.

Un importante passo avanti per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, laddove i giudici della Cassazione hanno richiamato la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha chiesto al Parlamento di ampliare “le condizioni di accesso all’adozione” piena, affinché i bambini figli delle coppie dello stesso sesso non siano discriminati rispetto a quelli figli delle coppie eterosessuali.