Covid, studio irlandese: solo lo 0,01% dei contagi avviene all’aria aperta

Secondo l’Health Protection Surveillance Centre, la trasmissione del Covid all’aperto avviene solo in un caso su mille.

Il Covid si diffonde prevalentemente negli spazi chiusi. Questa era una notizia già risaputa da tempo, ma uno studio irlandese è arrivato quasi a eliminare il rischio contagio all’aperto. Secondo l’Health Protection Surveillance Centre, infatti, la trasmissione del contagio all’aperto avverrebbe solo in un caso su mille (0,01%).

I dati presi in esame dagli scienziati irlandesi, dall’inizio della pandemia e fino alla fine del mese scorso, comprendono 232.164 casi di persone infettate. Dopo aver analizzato la catena di contagio, i ricercatori hanno calcolato che le persone che hanno avuto contatto col virus all’esterno erano appena 262.

Anche l’Università della California ha stimato che il rischio di infettarsi all’aria aperta è 19 volte più basso rispetto a un ambiente chiuso.

Carlo Signorelli: “Nell’area esterna c’è una dispersione tale da non rappresentare un rischio, gli aerosol si diluiscono immediatamente nell’aria”

Questo report irlandese non stupisce più di tanto, però, la comunità scientifica. Sono queste le parole di Antonio Ferro, Presidente della Società italiana di igiene e medicina preventiva e sanità pubblica: “È un dato scientifico ormai assodato che la contagiosità del virus dipenda dalla sua concentrazione nell’aria, che però all’aperto si riduce in maniera esponenziale”.

Su questo aspetto concorda anche Carlo Signorelli, ordinario di Igiene dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano: “Il Covid è una malattia che si trasmette negli ambienti confinati e i dati anche nostri dicono che le occasioni di contagio sono sempre stati in ambienti chiusi. Nell’area esterna c’è una dispersione tale da non rappresentare un rischio, gli aerosol si diluiscono immediatamente nell’aria e non possono arrivare in quantità tali da costituire infezione, poiché la carica virale non è sufficiente. È logico che, se il contatto è stretto, può avvenire anche in ambiente esterno. Lo studio irlandese ci conforta se vogliamo riaprire quelle attività che sono a più basso rischio”.