Covid, scoperte due varianti “romagnole”: cosa sappiamo sulle nuove mutazioni locali

varianti romagnole

Dal laboratorio Ausl di Pievesestina è arrivata la conferma della scoperta di due varianti del Coronavirus mai osservate prima. Una è stata denominata “variante di Bagnacavallo”

Il Coronavirus continua a riservare spiacevoli sorprese in fatto di varianti che, settimana dopo settimana, continuano ad aumentare. Mutazioni del Sars-Cov-2 vengono individuate in diverse parti del mondo e, tra le tante varianti, ne sono spuntate anche due “romagnole”. La notizia arriva dal laboratorio Ausl di Pievesestina che si occupa di sequenziare le varianti per cinque diverse province e di refertare i tamponi. Qui nei giorni scorsi sono state individuate due mutazioni locali, ovvero varianti tracciate per la prima volta nel territorio compreso tra la Romagna e Ferrara-Bologna. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di mutazioni non pericolose e non molto diverse rispetto al Coronavirus originali ma meritevoli di attenzioni e di uno studio approfondito. Una delle due peraltro è già stata denominata “variante di Bagnacavallo”, data la scoperta nel tampone di un paziente che vive in questo comune.

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“La mutazione del gene che presentano è innocua”

Interpellato dal TgR il direttore dell’Unità operativa di Microbiologia dell’Ausl Romagna ha dichiarato, in merito alle nuove varianti: “La mutazione del gene che presenta è innocua, ma è interessante per due motivi. Primo evidenzia quanto è frequente un cambio del genoma del virus; inoltre è la modifica del dna di un’altra variante, quella inglese. E’ il virus prevalente (quello inglese, ndr), quindi è normale che sia lui a mutare. Siccome questo tipo di variante non è mai stata trovata, ovviamente da un punto di vista virologico un po’ di interesse ce l’ha; ma da un punto di vista pratico è semplicemente una conferma del fatto che bisogna continuare evitare che questa rincorsa del virus venga vinta dal virus e non da noi”.