Maxi moria di salmoni in Cile, è una catastrofe: “5,5 tonnellate di pesci morti in una settimana”

migliaia di pesci mortiNell’arco di pochi giorni il secondo produttore al mondo di salmoni ha perso oltre 5,5 tonnellate di pesci, morti a causa di cambiamenti climatici ma anche per colpa dell’uomo

Sono immagini che sconvolgono e che arrivano da quello che è considerato, dopo la Norvegia, il maggior produttore di salmone al mondo. E proprio i salmoni sono al centro di una moria sconvolgente provocata, stando a quanto riferito dalle autorità cilense, dalla crescita incontrollata di una imponente quantità di alghe pericolose. Si parla già di catastrofe ambientale in Cile, dove molti esperti hanno già stimato la morte di almeno 5,5 tonnellate di salmoni anche se, ora dopo ora, il loro numero continua a crescere. La causa del fenomeno sarebbe direttamente collegata ai cambiamenti climatici da un lato, e agli allevamenti intensivi ed irresponsabili di questo pesce. I salmoni muoiono a causa della scomparsa di ossigeno, “rubato” dalle microalghe in fioritura che si stanno espandendo in particolare nelle regioni meridionali di Los Lagos e di Aysen: la gravità della situazione è ben rilevabile considerato il fato che, solo in queste regioni, viene prodotto l’88% del salmone di tutto lo stato. E che nell’arco di una sola settimana 2.519 tonnellate di salmone sono andate perse ad Aysen e 3.076 tonnellate a Los Lagos.

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Fenomeno provocato in primis da scarichi illegali di allevamenti di salmone

La fioritura delle alghe sta avvenendo in conseguenza dell’aumento dei nutrienti dell’acqua e la fauna e la flora marina rimangono così senza ossigeno. La scarsità di pioggia e l’incremento di radiazione solare sono certamente tra le cause del fenomeno ma, come sottolineato dalla biologa Vreni Hussermann anche gli scarichi illegali delle aziende di allevamento dei salmoni sono all’origine della maxi moria dato che tali sostanze vanno a raggiungere il fondale togliendo ossigeno all’intera colonna d’acqua. Una catastrofe ambientale, ha affermato la direttrice del centro Scientifico Huinay della Patagonia, che ha avvisato come “la situazione sia drammatica” e che “il peggio deve ancora venire”. Il fenomeno mette a dura prova non solo i pesci ma anche coralli ed altre alghe, come specificato da Greenpeace Cile