Draghi e il rischio calcolato (di cui non ha mai parlato). Crisanti: “Il vero rischio è giocarci l’estate”

Aperture, abolizioni di coprifuoco, allentamento delle restrizioni.

I temi sono sempre gli stessi, da quando la pandemia ha colpito il nostro Paese (e il mondo intero).

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Saranno definitive queste aperture? Quando ho detto che questo è stato un rischio ragionato, è esattamente questa la risposta. Noi abbiamo preso questo rischio, riapriamo. Non ho dubbi che la campagna vaccinale andrà sempre meglio, se i comportamenti sono osservati, con distanziamenti e mascherine, la probabilità che si debba tornare indietro è molto bassa”: ha dichiarato ieri in conferenza stampa il premier Mario Draghi.

Da quel momento #rischiocalcolato (termine mai usato da Draghi) è entrato in tendenza su Twitter (con tanto di ironie assortite) e le reazioni non si sono fatte attendere.

A partire da quella del direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova Andrea Crisanti che – in un’intervista a ‘La Stampa’ – ha dichiarato in merito:

Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate. Allora diciamolo chiaramente: la scommessa è riaprire ora per vedere se a giugno dobbiamo richiudere tutto“. Per lui “riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale” anche perché siamo lungi dal raggiungere l’immunità di gregge (che può essere raggiunta quando una parte significativa della popolazione avrà sviluppato gli anticorpi contro il coronavirus): “Bisognerebbe vaccinare 40 milioni di italiani entro l’autunno, senza contare i giovani e i dissenzienti, e poi ci sono le varianti, il problema della durata dell’immunità, i richiami”.

Intervistato dalla Repubblica Gianni Rezza, capo della Prevenzione ministero Salute e membro del Cts, ha parlato a sua volta del possibile allentamento delle restrizioni:

“Nel momento in cui allenti è normale che l’epidemia possa ripartire, a meno che non intervengano fattori esterni, come l’allargamento della vaccinazione. Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c’è. Quello accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 100 e per chi campa con un’attività che ha dovuto chiudere è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi, dopodiché nessuno oggi può escludere che facendo ripartire scuole e altre attività la curva risalga”.