Il teologo Mancuso contro la maratona di preghiera voluta da Papa Francesco per chiedere la fine della pandemia

Il mese di preghiera, ideato da Papa Francesco per chiedere la fine del Covid, non piace al teologo Vito Mancuso: “Non va bene quando si prega per ottenere in cambio qualcosa, per mercanteggiare”.

Dal primo maggio ci sarà un mese di preghiera per invocare la fine del Covid al più presto. L’iniziativa è stata ideata da Papa Francesco e coinvolgerà ben trenta santuari nel mondo. La preghiera mariana sarà trasmessa in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede alle ore 18 di ogni giorno dal primo al 31 maggio. Papa Francesco aprirà la preghiera il primo giorno e la concluderà il 31 maggio. Il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione ha informato: “L’iniziativa coinvolgerà in modo speciale tutti i santuari del mondo, perché si facciano promotori presso i fedeli, le famiglie e le comunità della recita del rosario, per invocare la fine della pandemia”.

Ma non tutti sono favorevoli a questa iniziativa. Infatti, al teologo Vito Mancuso è bastato un semplice tweet per screditare l’iniziativa di Papa Francesco. Questo il contenuto del tweet: “Chi crede ancora che la spiritualità autentica sia fatta di queste cose? Cioè di una preghiera per ottenere da un Dio onnipotente quello che Egli, con un solo pensiero, potrebbe realizzare? Non è tutto un po’ troppo imbarazzante? Non va bene quando si prega per ottenere in cambio qualcosa, per mercanteggiare”.

A Mancuso, dunque, la recita del Rosario per tutto il mese di maggio appare come una operazione medievale, poco utile e fine a se stessa.

Il teologo Vito Mancuso contro l’iniziativa di Papa Francesco: “Se Dio è onnipotente e buono, perché deve intervenire quando glielo chiedo io e non spontaneamente?”

Vito Mancuso è teologo, filosofo e docente al master di neuroscienze e meditazione all’Università di Udine.

Il teologo ha spiegato meglio il suo pensiero, con queste parole: “Sia chiaro, l’iniziativa non è affatto discorde con la dottrina e la tradizione della Chiesa. Si è sempre fatto: pregare per chiedere una grazia. Ma è discorde rispetto alla spiritualità contemporanea, che prevede una gestione libera della nostra interiorità. Mi spiego meglio: quello che un tempo era concorde con la mentalità comune, oggi alle persone che riflettono risulta quantomeno spiazzante. Se Dio è onnipotente e buono, perché deve intervenire quando glielo chiedo io e non spontaneamente?”.