NN a tu per tu con Yasmin: “La mia musica oltre le barriere per superare i momenti bui”

Yasmin è una giovane artista nata a Roma ma di padre Pakistano. Nel suo singolo di debutto “Alarm Clock” parla di inquietudine, ansia e paure attraversate all’interno della generazione z su uno sfondo buio che vuole far luce grazie al suo pop d’autore regalando una via d’uscita. Il suo percorso musicale incrocia varie culture mettendo in scena una interessante commistione di delicata composizione e perfetto incastro musicale verso la scena 2.0.

D: Yasmin, nella tua vita musicale e artistica la mescolanza di culture, lingue e generi è predominante. Per una musicista, come fanno a convivere internamente tutte queste anime?

R: Per me è stato assolutamente naturale. Sono nata a Roma e una parte di me è molto italiana; poi però ho naturalmente assorbito anche la cultura del Pakistan che appartiene a mio padre e di cui lui va molto fiero, e la cultura anglosassone che è stata quella della mia formazione. Queste influenze diverse si sono amalgamate dentro di me senza che io neanche me ne rendessi conto. A casa poi abbiamo sempre ascoltato tanti tipi di musica, comprese le canzoni indiane e pakistane che a mio papà piacciono molto. Quindi inconsapevolmente ho assorbito tanti generi musicali diversi. In ogni caso ritengo che attingere a culture differenti sia una ricchezza e un privilegio assoluto.

D: “Alarm Clock” è ispirato da un evento drammatico ed epocale come la pandemia. In un certo qual senso dagli eventi negativi, un artista può trarne idee creative per il suo linguaggio?

R: Certamente, l’arte s’ispira spesso a fatti più drammatici che spensierati. “Alarm Clock” è la canzone di un’inquietudine adolescenziale che a distanza di tempo mi è sembrata molto appropriata a riflettere il momento storico che stiamo vivendo perché contiene un sentimento di ansia, di incertezza e il desiderio di volersi svegliare come da un incubo.

D: Oriente ed Occidente, Pakistan e Roma. Credi che questi due mondi completamente opposti abbiano comunque un minimo comune denominatore?

R: Sono due culture molto diverse fra loro, spesso inconciliabili, ma l’unico modo per capirle è superare i preconcetti dell’una e dell’altra. Solo studiando queste realtà si possono comprendere i comportamenti delle persone. Sicuramente anche se può sembrare banale ribadirlo la musica è un grande comun denominatore fra le diverse culture perché supera qualsiasi barriera linguistica, culturale e religiosa e arriva direttamente al cuore delle persone.

D: Sei giovanissima e appartieni alla generazione Z. Credi che la società moderna non presti particolare attenzione alle paure e alle difficoltà dei giovani d’oggi?

R: Sì, credo che purtroppo la nostra società e soprattutto l’Italia non investi molto nei giovani. Sicuramente la situazione è migliorata rispetto al passato, però a mio parere c’è ancora molto da fare soprattutto nel campo della formazione. Il sistema scolastico a esempio, mi sembra abbastanza obsoleto e purtroppo le scuole che invece si rinnovano e offrono di più sono soprattutto private. Questo non è giusto perché certi servizi e certe opportunità dovrebbero essere accessibili a tutti altrimenti la società non può progredire.

D: Sei in lavorazione sul tuo primo album. Che idea di disco hai in mente?

R: Voglio esplorare un genere pop che sconfina nel rock e comunicare i miei sentimenti attraverso la musica. Le mie canzoni sono spesso l’espressione di uno stato d’animo e di storie vissute anche da altri. Il mio obiettivo è realizzare qualcosa di contemporaneo ma al contempo non legato alle mode del momento.

Sergio Cimmino