Christian Eriksen potrà ritornare in campo? Tutte le ipotesi

Nel caso di miocardia, Eriksen potrebbe tranquillamente tornare a giocare. Diversa la situazione nel caso di malattia ereditaria.

Dopo il terribile spavento e l’arresto cardiaco durante Danimarca-Finlandia, ora ci si interroga sul futuro del danese Christian Eriksen. Il giocatore è stato tempestivamente salvato dalle cure mediche immediate e tutto il mondo ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Ma ora? Il forte trequartista di proprietà dell’Inter potrà tornare a giocare?

Sono diverse le ipotesi a riguardo. Per i medici del Rigshospitalet di Copenaghen, dove il giocatore è ancora sotto osservazione, il problema di Eriksen sarebbe quello di una miocardite. Se così fosse, sarebbe aperto più di uno spiraglio sul ritorno in campo di Eriksen nei prossimi mesi.

Queste le parole del professor Bruno Carù, il cardiologo che operò Nwankwo Kanu: “La miocardite altro non è che un’infiammazione al cuore. Può essere batterica o di origine virale e può arrivare a comportare un arresto cardiaco, proprio come successo a Christian. Questa seconda sarebbe un’ipotesi ancor migliore, se ragioniamo sull’Eriksen calciatore. Perché il virus, nello stesso modo in cui è comparso, poi scompare e non lascia tracce: si guarisce a tutti gli effetti, come accade con altre semplici malattie. La miocardite di origine batterica è leggermente più complicata, perché qui il germe che colpisce rischia invece di alterare in qualche modo le strutture del cuore”.

Eriksen tornerà a giocare dopo l’arresto cardiaco in campo durante Danimarca-Finlandia? Vediamo tutte le ipotesi

Se la diagnosi dovesse confermare il processo infiammatorio della miocardite, la carriera di Eriksen comunque non sarebbe finita.

Se, invece, a colpire Eriksen fosse stata una malattia ereditaria del muscolo cardiaco, dunque congenita, la situazione cambierebbe drasticamente. Spiega sempre Carù: “Per andare a fondo su questo tipo di problematiche si fanno sempre indagini sui familiari, per capire se in passato ci sono state situazioni di morte improvvisa in età giovanile. Qui per curare servono interventi invasivi, in alcuni casi farmacologici. Poi ovviamente si tratta di comprendere, all’interno delle malattie ereditarie, di quale tipo stiamo parlando. La sindrome di Brugada può essere una strada percorribile. Nella maggior parte dei casi il primo sintomo porta a una morte improvvisa. È difficile da scoprire, è un’alterazione molto variabile che si trova con un banale elettrocardiogramma. Ma non sempre: a me è capitato di avere pazienti con la malattia rilevabile al mattino, ma non al pomeriggio. La cura possibile? Serve impiantare un defibrillatore automatico nel cuore, sottocute. Tornare a fare uno sport di contatto a quel punto è eventualità da escludere, perché il defibrillatore può rompersi in caso di urto violento”.

La carriera, quindi, in questo caso non potrebbe proseguire. Lo stesso vale per l’ipotesi di malattia del nodo del seno.

Il professor Carù esclude l’ipotesi del coagulo del sangue: “Non credo che quanto accaduto a Eriksen possa essere ricondotto a un coagulo. È molto, molto difficile, mi sentirei di dire quasi impossibile. Il motivo? Abbiamo tutti visto come il calciatore in campo sia stato colpito da un arresto cardiaco. Ma solitamente un coagulo del sangue non prevede questo come conseguenza immediata”.