Alex Schwazer: “Contro di me un’infame imboscata. Non guarderò le Olimpiadi, non voglio farmi male”

Schwazer: “Andrò alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Lo faccio per avere giustizia non per tornare alle gare”.

Alex Schwazer torna a parlare proprio nei giorni in cui sono in corso le Olimpiadi di Tokyo. Il marciatore azzurro era stato trovato positivo al doping prima delle Olimpiadi di Londra nel 2012. Squalificato, aveva poi ripreso la preparazione sotto la guida del suo allenatore, Sandro Donati. Ma un nuovo controllo a sorpresa lo aveva privato anche dei Giochi Olimpici di Rio 2016. La battaglia legale, che ha visto protagonisti anche tribunali ordinari italiani, hanno dimostrato la manomissione di alcune provette.

Queste le parole di Schwazer maggiormente significative dette all’agenzia ‘Agi’: “Le Olimpiadi non le seguirò perché mi voglio bene e non voglio farmi ulteriore male. Ma devo anche dire la verità, non mi interessano. Diciamo che guarderò i 10.000 metri perché sono un tifoso di Yeman Crippa. Ecco quella sarà l’unica gara che cercherò di guardare”.

Sui ricorsi continui in questi lunghi anni: “Il mio avvocato è come una specie di padre, per me, oggi, e lotta contro un’ingiustizia che lui stesso non può tollerare. Però per i ricorsi a livello sportivo saremo sui 150-200.000 euro”.

Sull’esclusione anche per le Olimpiadi in corso a Tokyo: “Non ho rimpianti, non mi resta che accettare questa cosa, so di aver fatto tutto quello che si poteva fare. L’avevo detto subito, le speranze di andare alle Olimpiadi non erano mai altissime, ero sempre piuttosto cauto. Quando è arrivato il ‘no’, inizialmente ci sono rimasto male, poi l’ho digerita abbastanza bene”.

Alex Schwazer: “Attenderò le motivazioni del Tribunale federale svizzero e poi andrò alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Lo faccio per avere giustizia non per tornare alle gare”

Schwazer ha aggiunto: “Il Tribunale Arbitrale dello Sport avrebbe dovuto occuparsi della vicenda nel momento in cui un tribunale ordinario ha sentenziato diversamente, se fosse accaduto il contrario il Tas avrebbe subito preso posizione. Attenderò le motivazioni del Tribunale federale svizzero e poi andrò alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Lo faccio per avere giustizia non per tornare alle gare”.

Queste le parole di Schwazer sul recente libro scritto dal suo allenatore Sandro Donati, ‘I signori del doping. Il sistema sportivo corrotto contro Alex Schwazer’: “Il libro non ha peli sulla lingua, un bel libro da leggere tutto d’un fiato anche per chi non è appassionato”.

Su Donati: “Nel 2014 ho maturato l’idea che la mia carriera non sarebbe potuta finire così, ma non volevo tornare alle gare senza dare garanzie, e desideravo anche nuovi stimoli in allenamento. Lui è un grande allenatore, e si è dedicato alla lotta al doping. Volevo fare una cosa stupenda, l’ho chiamato”.

Alex Schwazer a 23 anni a Pechino nel 2008 si era laureato campione olimpico nei 50 chilometri di marcia.