Madre neonazista segregava la figlia di 6 anni in casa tra feci e sporco: mangiava solo cibo per gatti

la piccola pensava di essere un gatto

Ha costretto la figlia piccola a sopravvivere mangiando solo cibo per gatti, vivendo in condizioni scioccanti. Per questo una donna è stata giudicata colpevole di tortura e incarcerata per tre anni

Una donna sostenitrice di ideali nazisti è stata incarcerata per aver fatto crescere la figlia di 6 anni come una “ragazza Mowgli”. La donna è stata infatti giudicata da un tribunale russo colpevole del reato di tortura e dovrà trascorrere tre anni in carcere, dopo che la piccola, di nome Datse, è stata trovata nuda e affamata mentre strisciava gattoni nella sporcizia e nelle feci in una casa lasciata in uno stato pessimo e con all’interno 19 gatti. Yurate-Alprika Raine, questo il nome della madre 35enne, aveva lasciato la bambina sola in una stanza senza finestre dove un pensionato maschio le portava del cibo per gatti quando dava da mangiare ai felini. La piccola non riusciva nemmeno a parlare quando è stata trovata e reagiva solo ai fischi, pensando che il suo nome fosse Kitty-Kitty.

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“Viveva con i gatti, mangiava il loro cibo e camminava gattoni”

La madre invece viveva in un appartamento elegante con la figlia maggiore 12enne. Prima della sentenza, interpellata da un’emittente televisiva ha ammesso di aver “prestato più attenzione alla miglia figlia maggiore. Ho cresciuto mia figlia piccola fino a quando non c’è stato un cambiamento nel suo carattere, quando aveva tre anni”. La donna entrava in quell’abitazione non più di una volta alla settimana per ‘mettere in ordine’. La bimba non è mai stata dal medico, a scuola o visitata dai servizi sociali. Ora la donna neonazista, oltre ad essere stata incarcerata, è stata privata del suo diritto di crescere entrambe le figlie.
L’uomo che le portava cibo era presumibilmente il suo padrino: “La bambina – ha detto la polizia – sembrava avere 3 anni al posto di 6, si muoveva a 4 zampe, viveva con i gatti, mangiava cibo per gatti e rispondeva alle chiamate dei gatti”.