“Le femmine sono esseri inferiori”: autista Atac maltratta la moglie e vieta alle figlie uscite, social e serie tv

6 anni di maltrattamenti

Un autista Atac è stato rinviato a giudizio a causa delle assurde punizioni, accompagnate da maltrattamenti inflitte alle figlie “colpevoli” di essere femmine e quindi, a suo dire, “esseri inferiori”

Sono frasi che riportano indietro di secoli e che sembrano appartenere davvero ad un’altra epoca, se non fosse che sono state pronunciate in questi ultimi sei anni e nientemeno che da una persona che lavorava a stretto contatto con le persone. Un autista Atac, il quale avrebbe più e più volte sottolineato alle loro figlie di essere “femmine e in quanto tali esseri inferiori”, oltre ad una ricca serie di altre affermazioni sessiste e retrograde ripetute dal 48enne anche alla moglie. Tutte colpevoli, a suo dire, di non essere maschi: per questo ma anche per le punzioni e i maltrattamenti inflitti per anni alla sua famiglia nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, tra il 2014 ed il 2020. Come raccontato da Repubblica, che ha reso nota la vicenda, all’apparenza sembrava una famiglia normalissima con padre, padre e tre figli, le due femmine di 12 e 15 anni, ed un fratello maschio.

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Dopo 6 anni la fine di un incubo

La moglie era costretta a fare la casalinga mentre lui guidava i mezzi dell’Atac. Ma per le figlie non c’era alcuna libertà: per loro vigeva l’assoluto divieto di uscire con gli amici, di usare Facebook e Whatsapp, oltre che di guardare le serie tv. Ma non è tutto perchè il padre orco le obbligava a riempire interi fogli con scritte quali “io sono stupida”, “non si disonora il padre”, “non si risponde”. Le giudicava di fatto inferiori agli uomini perchè femmine e allo stesso modo veniva trattata la moglie, alla quale era vietato lavorare e non aveva alcuna disponibilità economica; i soldi infatti doveva chiederli al marito tenendo traccia di ogni singola spesa. Insomma un controllo a 36 gradi nei loro confronti, che includeva anche il divieto di parlare con altre madri fuori dalla scuola. Chi non rispettava le regole veniva picchiato dall’uomo che in diverse occasioni avrebbe trascinato, prendendola per i capelli, la moglie da una parte all’altra della casa. Lui lavorava in turni notturni così da essere a casa durante il giorno e controllarle, concedendo invece di tutto al figlio maschio. L’allontamento da casa è arrivato nel 2020 e l’uomo si trova ora sotto processo per maltrattamenti in famiglia. Rinviato a giudizio, si attendono gli sviluppi presso la quinta sezione collegiale del tribunale; nel frattempo la famiglia è andata a vivere in un’altra regione. Cercando, anche se non sarà facile, di dimenticare.