Ciao Bisteccone! Ricordando Giampiero Galeazzi e quel 14 maggio 2000 “folle e geniale”

Certe notizie non vorresti mai riceverle perché certi miti non muoiono mai e Giampiero Galeazzi è sicuramente uno di questi.

Eppure, ieri 12 novembre, Bisteccone ci ha lasciati.

La tristezza è tanta. Per molti.

Sportivi, giornalisti, tifosi, appassionati di canottaggio, di calcio, di tennis, di tutto quello che Giampiero Galeazzi ha amato e che ha reso più grande raccontandolo sempre con quell’amore, con quel trasporto nella voce che ha quasi trascinato gli sportivi alle vittorie e portato i telespettatori più vicini ai loro beniamini e alle loro gesta. Un inviato vero, “di campo”, uno che sapeva trasmettere le emozioni che un lavoro splendido può dare, quando lo fai con passione e professionalità. E anche con un pizzico di follia.

Perché non ci si innamora delle cose normali, ma di quelle che escono fuori dagli schemi. E Galeazzi, il 14 maggio del 2000, mentre era inviato agli Internazionali di tennis per conto della Rai, subodoró quello che sarebbe stato il folle trionfo della Lazio, a poche centinaia di metri dallo Stadio dei Marmi dove stava lavorando, grazie al “miracolo di Perugia”. Un trionfo folle, appunto, come folle – e geniale – fu la decisione che prese Galeazzi: lasciare la sua postazione nel bel mezzo del match per andare nel “suo” Olimpico con i “suoi” fratelli laziali a festeggiare e a raccontare a tutti in diretta quella giornata sportivamente indimenticabile per molte persone e per molti motivi.

Folle e geniale: folle perché rischiò il licenziamento, geniale perché la Rai aveva inviato tutta “l’artiglieria pesante” a Perugia, dove si pensava la Juventus avrebbe passeggiato verso l’ennesimo tricolore. E quindi grazie al folle intuito del nostro grandissimo Bisteccone tutti hanno potuto assistere al delirio dell’Olimpico, come fu quello del Napoli di Maradona, da una prospettiva intima, vera, genuina. Come una secchiata d’acqua goliardica.

Perché Galeazzi era un giornalista amato da tutti proprio per la sua spontaneità e la sua naturalezza. Tante doti che scolpiscono il suo volto indelebilmente nella storia dello sport e del giornalismo italiano, che oggi perdono un pezzo da novanta. Ma nel cielo adesso c’è una stella in più, e sappiamo tutti che è pure bella grossa.

Gabriele Monteduro