Ancora guai per Andrea di York: un milione e mezzo di ragioni per preoccupare la Famiglia Reale

Dopo il caso Epstein, il figlio della regina è finito nuovamente nell’occhio del ciclone per una questione fiscale del 2017.

Ci risiamo. Andrea di York, secondogenito della regina Elisabetta II, è finito nuovamente nei guai. Il motivo? Uno scandalo finanziario del 2017 che lo vedrebbe coinvolto. La faccenda, quindi, risalirebbe a un periodo in cui il principe era ancora nel pieno dei suoi doveri reali.

Dopo il caso Epstein, che ha gettato su di lui accuse di pedofilia, ora una nuova patata bollente per Andrea di York. Fra qualche mese andrà in tribunale per fronteggiare la sua principale accusatrice, Virginia Giuffre. Ma ora c’è anche altro a cui dovrà pensare. Ci riferiamo a un prestito da 1,5 milioni di sterline ricevuto da un amico banchiere, il controverso multimilionario britannico David Rowland.

Prestito da 1,5 milioni di sterline da un controverso banchiere britannico: ancora guai per Andrea di York

A cosa servivano questi soldi? Secondo i tanti tabloid inglesi interessati alle vicende reali, i soldi sarebbero serviti a estinguere un altro prestito ottenuto da una banca offshore di proprietà della famiglia del donatore.

L’ex deputato Norman Baker, esperto di finanze reali, intanto, vuole far luce sulle finanze del duca Andrea di York. Il dipartimento governativo del Regno Unito responsabile per la riscossione delle imposte dovrà accertarsi se Andrea di York abbia pagato tutte le tasse in quel periodo.

Dura l’accusa di Graham Smith, responsabile del gruppo antimonarchico ‘Republic’: “Quando qualcuno paga grandi somme di denaro a un personaggio pubblico, la domanda è: cosa vuole in cambio? Serve un’indagine urgente”.

Questa, invece, l’immediata replica a Graham Smith da parte di un portavoce di Andrea di York: “Il duca ha diritto a un certo grado di privacy nella conduzione dei suoi affari finanziari personali del tutto legittimi, su cui vengono prese tutte le misure contabili appropriate e tutte le tasse sono debitamente pagate”.