NN a tu per tu con Mario Venuti : “Con Tropitalia la stretta di mano ideale tra Italia e Brasile”

Da settembre ormai è disponibile su tutte le piattaforme streaming il nuovo album di Mario Venuti ‘Tropitalia’. L’artista siracusano ci parla in questa lunga chiacchierata del profondo amore per la musica e letteratura brasiliana, per i suoi massimi esponenti artistici e di come è nata la sua idea insieme al produttore Tony Canto di “tropicalizzare” e “brasilianizzare” la musica leggera italiana, realizzando un lavoro di estrema creatività e reinvenzione, dall’animo espressivamente armonico e ritmico, ma dal respiro sicuramente internazionale.

D: Un artista del sud, il cui tour è partito proprio da Ragusa. Artisticamente e musicalmente cosa rappresentano le radici, il luogo di appartenenza e di nascita per un musicista di spessore come lei?

R: Il Sud è stato sempre ricco, generoso di proposte, ricco di peculiarità che artisti del nord a volte non hanno, con una città come Napoli, autentica capitale della musica italiana ed europea. Anche la Sicilia negli ultimi anni ha proposto delle cose interessanti, artisti e progetti che hanno lasciato un segno. Fare troppe differenze non serve, la nostra nazione è una ed è unica per quanto tale.

D: Come nasce la scelta di reinterpretare il brano di Nada ‘Ma che freddo fa’?

R: Noi siamo partiti da un idea, rifare i brani della canzone italiana in chiave tropicale. Abbiamo fatto delle prove, testandone molti e ‘Ma che freddo fa’ ha dato subito segnali favorevoli. Ci siamo resi che trasformandolo in un samba diventava divertente, sorprendente ed interessante. Diciamo che il criterio è stato questo, essendo che l’arco temporale è molto ampio, si va dagli anni ’30 sino agli anni ’70 per poi proseguire, c’è un mare magnum di canzoni in cui perdersi, quindi siamo andati molto per istinto, tra prove e controprove per vedere se “brasilianizzata” riusciva ed era come dire “appetitosa”. Abbiamo fatto un lavoro dedicato al rifacimento di canzoni di musica leggera, popolari, tralasciando la musica d’autore, volevamo cogliere l’essenza leggera di essa, rifacendole un nuovo vestito che fosse stimolante. Un progetto allegro di “Tropicalizzare la musica italiana” con una piacevole e simbolica stretta di mano tra Italia e Brasile, due grandi nazioni distanti, ,ma con molte similitudini, paesi che usano entrambi un linguaggio latino e con animo ritmico.

D: Parlando per l’appunto di musica brasiliana, quali sono e sono stati i suoi cosiddetti punti di riferimento per creare questo progetto?

R: Direi i più importanti e famosi di cui sono un cultore come : Joao Gilberto, Caetano Veloso, Chico Buarque, Gilberto Gil e altrettanti artisti giovani e di spessore che sono fantastici. Io credo che ci sia un po’ di ignoranza, nel senso che sia ancora purtroppo musica di “nicchia” e che non tanto apprezza. C’è troppa superficialità nei confronti della musica brasiliana, soprattutto nell’ascolto. Invece è una culturale musicale ricchissima, soprattutto nella ritmica, talvolta complessa, con riferimenti alla musica africana, con accettazioni profonde, elaborata in ritmi composti, scomposti, è un mondo interessante dal punto di vista armonico, quasi vicino al jazz, soprattutto nella sfera della chitarra , dove con la sei-corde ci si parla il linguaggio della bossa nova, mondo meraviglioso di accordi, che si differenzia dai soliti giri armonici europei. La cultura letteraria brasiliana è ricca poi di grandi poeti come Vinicius de Moraes, hanno creato capolavori meravigliosi, certo dispiace che il nostro Paese guardi maggiormente più all’ America e all’Inghilterra, soffermandosi a volte su testi di poco gusto e un po’ banali, snobbando invece la cultura latinoamericana certamente più ricca e intesa. Cè molto snobbismo e poca conoscenza dei termini, come ad esempio nel termine la “samba”, invece che il “samba”. Termine prettamente maschile. Io parlo semplicemente da appassionato e non da studioso, insieme al mio amico arrangiatore e produttore Tony Canto di questo disco, ancora più preparato di me su questo argomento, abbiamo coinvolto percussionisti di fame internazionale come Mauro Refosco e Marcelo Costa, abbiamo lavorato a distanza ma l’appassionato che ascolterà il brano, capirà che c’è una sapienza anche ritmica e armonica nell’interpretare le canzoni.

D: Dovendo scegliere un aggettivo per il suo progetto di “tropicalizzazione” della canzone italiana?

R: In tutta onestà posso dire che è un disco di cover ma che suona come tanti inediti. C’è una melodia, ma soprattutto una reinvenzione della materia originale. Non è un lavoro di cover, ma un progetto assolutamente creativo.

D: Quindi un disco che si sposa bene con l’estate e anche con la tanta sospirata e attesa ripartenza.

R: Io sono già in pista, già qualche concerto è andato in maniera positiva e continuerò ancora prossimamente.

Sergio Cimmino