Condannato per peculato 6 mesi dopo la sua morte: ora “rischia” anche di finire in carcere

condannato dopo morte

Vicenza alquanto bizzarra quella che arriva dalla Toscana dove un uomo deceduto nel mese di maggio 2019 non solo è stato condannato da morto ma ora “rischierebbe” anche il carcere

Può un uomo deceduto essere condannato e rischiare di finire dietro le sbarre? Può sembrare bizzarro ma è quanto accaduto nel comune toscano di Sesto Fiorentino dove un uomo deceduto nel mese di maggio del 2019 è stato di fatto condannato da morto per peculato nel novembre del 2019 ovvero a sei mesi dalla sua scomparsa. Mentre nelle ultime ore è arrivata la richiesta di interdizione in carcere con venti giorni di tempo per inviare una richiesta di pena alternativa alla detenzione. L’ordine di esecuzione pena, che nel frattempo è divenuta definitiva, è stato infatti notificato al legale della vittima ad ormai due anni e mezzo dal decesso e due dalla condanna.

linciato dalla folla

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L’incredibile vicenda e il cortocircuito processuale

La vittima era custode del velodromo locale e le indagini nei suoi riguardi iniziarono nel 2010 quando la Procura di Firenze condusse un’inchiesta per peculato. Secondo l’accusa l’uomo, in qualità di amministratore di un’agenzia di pratiche auto avrebbe trattenuto il denaro dei bolli che avrebbe invece dovuto versare all’Aci. L’anno successivo venne ritenuto colpevole con condanna, a seguito di un processo svoltosi con rito abbreviato, in primo grado ad un anno e quattro mesi. Ma la procura decise di fare appello e da quel momento si è generato un cortocircuito processuale scaturito dal fatto che, il giorno dell’udienza d’appello prevista per novembre 2019 l’avvocato non riuscì a mettersi in contatto con il cliente. Il processo iniziò comunque e solo dopo la discussione in aula e la sentenza di condanna il legale ebbe la conferma del decesso dell’imputato. Avendo però già letto la sentenza, portata a due anni e due mesi di carcere, le procedure burocratiche sono andate avanti. E così nei giorni scorsi è stato notificato al legale da parte dell’ufficio esecuzioni penali della procura generale, l’ordine di esecuzione pena. Il documento consente al condannato di richiedere misure alternative alla detenzione: qualora l’avvocato non lo faccia per suo conto, “finirà” in carcere.