Cold case all’italiana: ucciso nel 1998 con paletti di cemento, arrestato il cognato 23 anni dopo

risolto dopo 22 anni

A 23 anni di distanza dal giorno di un tragico delitto il caso sarebbe stato risolto: un uomo è stato arrestato come presunto colpevole di omicidio del cognato

Si può davvero parlare di Cold case, ovvero di un’indagine riaperta e risolta molti anni dopo i fatti, dopo l’arresto di colui che è considerato il presunto assassino di un uomo deceduto nel 1998. Il delitto, del quale molto si parlò, avvenne il 5 novembre nelle campagne di Trapani e la vittima, Benedetto Ganci, venne ucciso con dei paletti di cemento. All’epoca le indagini non portarono ad un colpevole ma, 22 anni dopo, sono state riaperte grazie all’intervento di una delle figlie della vittima. La donna ha infatti raccontato ai carabinieri di Salemi di nutrire sospetti su una persona che riteneva potesse essere il presunto responsabile dell’omicidio. Dalla ricostruzione dei fatti, all’epoca, era emerso che l’uomo era stato attirato nella campagna di Fulgatore per poi essere massacrato con una ferocia inaudita, ripetutamente colpito sia alla testa che alle braccia, perdendo la vita a causa delle gravi lesioni riportate.

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I militari hanno organizzato intercettazioni e messo a confronto diverse dichiarazioni rese, nel corso degli interrogatori, da mambri del nucleo familiare. E così a 22 anni di distanza il gip di Trapani ha emesso un provvedimento di arresto su richiesta della Procura nei confronti di A.A., 69 anni, di Trapani, nonchè cognato della vittima. Una decisione frutto dei numerosi indizi racconti, insieme ad un possibile movente del delitto. Stando agli investigatori l’assassino avrebbe covato astio verso l’uomo ucciso: la vittima sarebbe stata ritenuta un “ostacolo ai desideri sessuali nutriti dall’indagato nei confronti, in particolar modo, di una nipote, all’epoca minorenne” in quanto l’assassino avrebbe mostrato attenzioni “morbose” nei confronti delle figlie della vittima e il cognato gli avrebbe ripetutamente intimato di restare lontano da loro.

Il gip: “Il movente consente di unire i pezzi del puzzle”

E proprio il movente ha consentito agli investigatori di “iscrivere in una cornice unitaria i pezzi del puzzle investigativo” fotnendo “un’importante chiave di lettura del quadro indiziario raccolto”. Stando alle indagini potrebbe essere stato coinvolto, all’epoca, anche il padre dell’assassino, deceduto, il quale non avrebbe raccontato di essersi trovato davanti il figlio sporco di sangue ed intento a ripulirsi.