Italia condannata a un forte risarcimento per l’ingiusta detenzione del nipote di Kim Rossi Stuart: ecco perché

La condanna è stata data dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. “La salute mentale di Sy era incompatibile con la prigione”.

L’Italia dovrà versare oltre 36.000 euro al 28enne Giacomo Sy, nipote dell’attore Kim Rossi Stuart. La decisione è stata presa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il motivo? Il ragazzo è stato trattato in modo non consono alla sua personalità. Il risarcimento, dunque, avverrà per danni morali.

Ma veniamo ai fatti. Il ragazzo nel 2018 venne arrestato per furto e resistenza alle forze dell’ordine. Giacomo Sy è affetto da bipolarismo e gravi disturbi della personalità. Stando alla decisione del giudice, il ragazzo venne messo, quindi, agli arresti domiciliari, essendo incompatibile con il carcere. Giacomo, però, non ha rispettato tale pena.

Il ragazzo, quindi, sarebbe dovuto essere detenuto in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), ma qui non c’era posto. Egli, quindi, ha passato due anni rinchiuso a Rebibbia.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia sul caso Giacomo Sy: “I governi hanno l’obbligo di organizzare il sistema penitenziario garantendo il rispetto della dignità dei detenuti”

Le autorità non sono riuscite a trovare una diversa soluzione per le sorti del giovane. Egli, quindi, pur essendo incompatibile con una reclusione in carcere, ha passato qui due lunghi anni.

Oggi la decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la condanna all’Italia. Queste le motivazioni: “Nonostante la salute mentale di Sy fosse incompatibile con la prigione, l’uomo è restato due anni a Rebibbia, in un contesto caratterizzato da cattive condizioni carcerarie e senza una terapia per rimediare ai suoi problemi e evitare che si aggravassero”.

E ancora: “I governi hanno l’obbligo di organizzare il sistema penitenziario in modo da garantire il rispetto della dignità dei detenuti, indipendentemente da qualsiasi difficoltà finanziaria o logistica”.

Queste, invece, le parole di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone: “Il caso di Giacomo Sy dimostra un cortocircuito istituzionale nel nostro Paese inaccettabile. Nella sua decisione la Cedu non risolve solo un singolo caso, ma dà indicazioni su un ‘percorso’ che Governo e Parlamento devono seguire per evitare altre condanne e nuove violazioni dei diritti fondamentali”.