Uccide l’amico affogandolo e crea un incidente ‘messinscena’ per depistare le indagini: condannato a 19 anni

trova denaro contante in un comodino

L’unico erede di un 71enne, amico di lunga data, ha deciso di ucciderlo quando l’anziano si è avvicinato ad una donna. Poi ha studiato un finto incidente per far credere che fose tragicamente deceduto

Quindici anni di carcere. Si è concluso così il processo con rito abbreviato nei confronti di Nicola Alfano, non presente in aula ma collegato da remoto, accusato di aver ucciso un amico. L’arresto è avvenuto a settembre 2020 e allora l’accusa era stata quella di aver inscenato, un anno prima, un incidente d’auto allo scopo di nascondere il delitto di B.L., 79 anni. Incidente avvenuto, secondo quanto riportato da Alfano, l’11 giugno 2019 a Certosa di Pavia: oltre alla pena della reclusione, per il 49enne è stato disposto dal gip di Pavia Luigi Riganti l’indegnità a succedere di Alfano, ma anhe un risarcimento delle parti civili, cinque cugini della vittima, che si sono costituiti parti civili con il supporto dell’avvocata Valentina Tondo di Monza insieme alla nipote, assistita invece dall’avvocato Luciano Giuldori di Pavia. Come emerso Alfano era stato indicato dalla vittima come erede universale ed il movemente dell’omicidio sarebbe da ricondurre, secondo quanto emerso dalle indagini, alla paura di perdere tale lascito superiore al milione di euro suddiviso in diversi conti correnti e che comprendeva anche alcuni immobili, ben tre case a Milano ed un’abitazione a Finale Ligure.

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Aveva paura di perdere l’eredità

I due erano legati da una lunga amicizia ed il 71enne era rimasto vedovo ma nell’ultimo periodo si era avvicinato ad una donna. Preoccupato di perdere l’eredità ha deciso di affogare l’amico in una roggia nella zona di Cascina Fiamberta: poi ha spinto il veicolo dell’uomo deceduto in un canale per fingere che si fosse trattato di un tragico incidente stradale. Ma nel corso delle indagini Alfano è stato accusato formalmente di omicidio e sono state effettuate una serie di perizie tecniche per accertare esattamente la dinamica dei fatti mentre, nel frattempo, l’eredità della vittima è stata sottoposta a sequestro preventivo. Per gli avvocati di parti civili con questa sentenza giustizia è stata fatta.