Clima, “agghiacciante” previsione degli esperti per le coste affacciate sull’Artico: “Accadrà entro il 2100”

accadrà nel 2011

È uno scenario a dir poco terribile quello riguardante le coste delle zone artiche a causa del riscaldamento globale. E gli esperti non hanno dubbi: ecco cosa succederà da qui a 80 anni

Entro il 2100 le coste artiche come le conosciamo oggi potrebbero non esistere più. Tutto a causa di un preoccupante processo erosivo la cui velocità è drasticamente aumentata a causa del riscaldamento globale e che, da qui a 80 anni, potrebbe provocare danni gravissimi arrivando a provocare fino a tre metri di erosione l’anno. Il ritmo del fenomeno, come sottolineato in uno studio tedesco pubblicato sulla rivista Nature e coordinato da David Nielsen, potrebbe infatti addirittura raddoppiare rispetto a quello attuale (già più rapido rispetto al passato). Il coordinatore dello studio fa parte del Gruppo di eccellenza per la ricerca sul clima (Cliccs) dell’Universita’ di Amburgo e ha lavorato insieme ai membri dell’Istituto Max Planck per la Meteorologia, dell’Istituto Alfred Wegener, agli esperti del Centro Helmholtz per la ricerca polare e del Servizio meteorologico tedesco.

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I danni provocati da temperature sempre più calde

“Abbiamo considerato una serie di scenari, ognuno basato su differenti stime di emissioni dei gas serra relative ai prossimi anni – ha dichiarato Nielsen – Secondo lo studio, lungo le coste non soltanto si perde gradualmente una quantità di massa sempre maggiore in termini assoluti, ma all’aumento di ogni grado della temperatura aumenta il tasso annuale di erosione delle coste“, dice ancora Nielsen. I dati indicano inoltre che, anche riducendo le emissioni di gas serra in modo significativo, “si potrebbe rallentare l’accelerazione dell’erosione nella seconda meta’ del secolo, ma non sarebbe comunque possibile bloccarla completamente“. Il continuo aumento delle temperature sta dunque provocando danni gravissimi alle coste affacciate sull’oceano Artico e questo potrebbe addirittura arrivare a minacciare sia le infrastrutture che la sicurezza delle popolazioni che vivono in queste zone. Ma non solo perchè l’anidride carbonica imprigionata nel suolo andrebbe a finire in grandi quantità nell’oceano, portando ad un repentino aumento dei gas serra e, dunque, delle temperature stesse. Usando un ‘mix’ di modelli computazionali gli esperti sono riusciti per la prima volta a quantificare i danni di questo preoccupante fenomeno.