“Sono stato mandato a morire”: soldato russo catturato scoppia in lacrime mentre lo rivela ai parenti

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Scene strazianti dalla guerra in Ucraina: i prigionieri di guerra russi sono scoppiati in lacrime quando è stato permesso loro di contattare le famiglie a casa e ai parenti hanno detto di essere stati “mandati a morire”

Contattare i propri parenti in Russia, dall’Ucraina, e scoppiare in lacrime nel dire loro che sono stati “mandati a morire” nel Paese. I prigionieri di guerra sono stati intervistati dalle forze ucraine che, come sempre più spesso accade in caso di cattura, filmano tutto e hanno affermato di essere stati usati come carne da macello durante l’invasione divenuta una guerra spietata; parole che arrivano dopo che l’Ucraina ha affermato di aver ucciso, per difendersi dal brutale attacco sferrato da Putin, centinaia di soldati russi durante i primi sei giorni dell’invasione. Il filmato è stato in seguito condiviso online per mostrare come anche gli stessi invasori catturati si lamentino di questa guerra. In particolare si vede un prigioniero parlare in telefono con sua madre e dirle: “Ci hanno mandati a morte, tutti, hanno ucciso tutti”. Per poi scoppiare a piangere e aggiungere: “Ti amo anch’io”.

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In un’altra clip un altro prigioniero russo afferma: “Eravamo venuti per l’addestramento. Ci hanno mentito ed è per questo che sono qui”. E così un altro soldato: “All’inizio ci era stato detto che stavamo andando a fare un esercitazione, ma siamo stati mandati in prima linea. Tutti erano demoralizzati a quel punto. Nessuno voleva combattere ma ci è stato detto che saremmo stati considerati nemici dello stato e, poichè siamo in tempo di guerra, avremmo anche potuto essere fucilati. Siamo stati gettati qui come carne da macello anche se noi stessi non vogliamo la guerra, le persone della nostra unità vogliono solo andare a casa e vogliono la pace”. Anche un altro soldato con ferite orribili sul viso e sul corpo è apparso in un’intervista dopo la cattura: “Questa non è la nostra guerra. Non c’è bisogno di essere qui”. Messaggi che si sommano a quelli catturati dalla società di intelligence britannica ShadowBrewak Intl che ha intercettato comunicazioni mobili e radio per mostrare come tra le truppe russe il morale sia a terra. “Ci è stato detto che saremmo stati accolti a braccia aperte, ma ci chiamano fascisti”, secondo quanto riferito un soldato russo ha scritto a sua madre in un messaggio che Serhiy Kyslytsia, l’inviato dell’Ucraina, ha letto ad alta voce alle Nazioni Unite.