Si moltiplicano le critiche interne alla mossa di Putin: “Dobbiamo entrare in un altro Afghanistan, anche peggiore?”

Aumentano in Russia le critiche all’attacco di Putin in Ucraina. Lo storico Semyond Bagdasarov si è mostrato contrario alla propaganda di Stato.

Sono sempre di più le persone russe contrarie all’attacco di Vladimir Putin in Ucraina. Nonostante le dure sanzioni imposte dal regime (chi critica la guerra rischia fino a 15 anni di galera in Russia), sono sempre di più gli opinionisti, gli storici e gli uomini di spettacolo che, senza giri di parole, si oppongono a Putin.

Sul canale televisivo di Stato ‘Russia 1’, infatti, molti ospiti, tra i quali lo storico Semyond Bagdasarov si sono opposti alla propaganda imposta dal Cremlino. Le parole del 68enne, in risposta all’invasione, sono emblematiche in tal senso: “Dobbiamo entrare in un altro Afghanistan, ma anche peggio?”. Lo storico si riferisce all’invasione russa dell’Afghanistan iniziata nel 1979 e finita dieci anni più tardi fra mille delusioni.

I conduttori della trasmissione in diretta tv hanno provato a riprendere il filo della propaganda ufficiale, cioè quella che la Russia starebbe operando una invasione legittima per “denazificare” l’Ucraina, ma gli ospiti in studio hanno continuato a opporsi in modo chiaro.

Proliferano le critiche al regime di Putin in Russia. Storici e opinionisti famosi condannano la mossa sull’invasione russa in Ucraina

In precedenza, in un’altra trasmissione televisiva russa, anche l’opinionista e regista Karen Shakhnazarov si è opposto in modo chiaro alla mossa di Putin e alle sue idee.

Molto lapidarie le parole del regista: “Faccio fatica a immaginare di prendere città come Kiev. Non riesco a immaginare come sarebbe. Se questo film inizia a trasformarsi in un disastro umanitario assoluto, anche i nostri stretti alleati come Cina e India saranno costretti a prendere le distanze da noi. Questa opinione pubblica, di cui il mondo si sta saturando, può giocare a nostra sfavore… La fine di questa operazione stabilizzerà le cose all’interno del Paese”.

Basteranno queste critiche a smorzare le azioni di Putin? Difficile da credere. Il presidente russo, infatti, sta intensificando i controlli e le pene verso chi si oppone al suo regime, bloccando anche Facebook e Twitter.