“Il mio ragazzo aveva 10 anni in meno di me ed era premuroso. Ma mi ha picchiata fin quasi ad uccidermi”

è quasi morta

Una donna che ha chiesto aiuto per violenza domestica facendo condannare l’ex partner oggi aiuta altre donne a sfuggire dalle relazioni violente. Il terribile racconto

Una madre picchiata così duramente dal suo ex partner violento da dover essere trasportata in ospedale in aereo ha deciso non solo di rendere pubblica la sua storia ma anche di unire le forze con noto terapeuta per aiutare le vittime di abusi domestici. Emma Cranston, questo il nome della donna e madre, è stata attaccata duramente dall’ex George Arathoon il quale le proibiva di truccarsi, l’ha costretta a rinunciare al suo lavoro e l’ha manipolata facendolo pensare che non avrebbe potuto vivere senza di lui. Dopo essere sfuggita alla relazione violenta la madre di due figli si è affidata alla psicoterapia stringendo amicizia con il terapista televisivo Robert Hise. A lui per primo la 39enne ha parlato delle aggressioni subite nel febbraio 2018 a causa delle quali rischiò di perdere la vita e che portarono ad una condanna, per l’aggressore, a cinque anni di reclusione.

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Emma ha raccontato di aver incontrato George nel 2010 e che aveva dieci anni in meno di lei: “Siamo diventati amici e da lì è nato tutto. Era molto affascinante e divertente e sentivo di poterli dire qualsiasi cosa”, ha rivelato in un’intervista al Manchester Evening News. Nel 2013 si sono trasferiti a convivere ma la relazione è diventata rapidamente instabile e violenta: “Ogni volta riusciva a convincermi che era colpa mia, mi diceva che ero cattiva quanto lui”. “Ho iniziato a pensare che fosse sbagliato difendermi e che non avrei potuto vivere senza di lui. Non vedevo più i miei amici e non andavo da nessuna parte senza George. Non mi era permesso truccarmi, abbronzarmi o vestirmi bene, e alla fine ho semplicemente rinunciato. Suppongo che la voglia di lottare non ci fosse più. Era più facile fare come mi era stato detto. Avevo un buon lavoro in un call center ma me lo ha fatto lasciare perchè c’erano altri uomini. vivevo in uno stato di paura costante”.

Le ha rotto le costole e perforato un polmone

La situazione è ulteriormente degenerata nel 2018 quando George l’ha quasi uccisa: “Eravamo stati fuori per la sera e stavamo rientrando a casa; ho alzato il volume in macchina ed è bastato per farlo infuriare”. Gli ha procurato ferite così gravi che Emma è stata trasferita d’urgenza in ospedale con diverse costole rotte, un polmone perforato e sangue tra la parete toracica e il polmone. I medici hanno anche riscontrato vecchie fratture di attacchi precedenti, le hanno detto che era a rischio di infarto e che era fortunata ad essere viva. Ma l’hanno dovuta operare per inserire piastre di metallo e perni nella schiena e nelle costole. Solo diversi giorni dopo ha trovato la forza di parlare e chiedere aiuto e nel luglio del 2018 George è stato condannato per aggresioni, intimidazioni e lesioni personali gravi. Finendo in prigione e ricevendo un ordine restrittivo per impedirgli di contattare Emma o la sua famiglia. Da allora Emma ha iniziato ad aiutare altre donne creando un gruppo di supporto “l’amore non fa male” e collaborando con Robert Hise che, tramite il gruppo di supporto, offrirà le sue terapie-