I talebani vietano il taglio della barba ai dipendenti governativi. E non è la sola assurda restrizione

Uomini costretti a non tagliarsi la barba. Donne che non possono lavorare o prendere da sole un aereo. Tutte le assurde restrizioni dei talebani.

Senza barba? Rischi il licenziamento. Questa è l’assurda legge imposta dai talebani in Afghanistan ai loro dipendenti governativi. Alla faccia della loro presunta svolta moderata.

L’imposizione ai dipendenti del governo è quello di portare obbligatoriamente la barba e di rispettare un determinato codice di abbigliamento, pena il licenziamento.

La cosa può sembrare assurda, ma è tutto vero. Infatti, ogni giorno i vari rappresentanti del Ministero controllano in modo scrupoloso la presenza della barba a ogni dipendente governativo. Un tornare indietro di oltre 20 anni, che di certo non farà piacere alle persone del posto che volevano sentirsi “libere”.

Questo è solo uno degli assurdi divieti imposti dai talebani, in barba a tutte le promesse di rinnovamento e moderazione dette dopo la presa di Kabul.

“Senza barba sei licenziato”. L’assurda restrizione dei talebani ai dipendenti governativi. E non è la sola restrizione che emerge

Ma questa non è la sola assurda restrizione imposta dai talebani. A farne le spese, purtroppo, sono ancora una volta le donne afghane. Come vien fuori da alcune testimonianze riportate da ‘Reuters’, le donne non possono studiare, lavorare e nemmeno prendere un aereo senza un uomo come accompagnatore.

Le scuole femminile sono attualmente chiuse. Anche i parchi sono oggetto di divieto per le donne in determinati giorni della settimana. In realtà, il divieto di entrata nei parchi è obbligatorio anche per gli uomini. Le donne hanno il permesso di entrare tre giorni e gli uomini gli altri quattro giorni. Nessuna concessione a un ingresso di coppia o in famiglia.

Triste e preoccupate le parole di Shaharzad Akbar, una delle attiviste afghane a Londra: “Le recenti restrizioni dei talebani sono un inasprimento del loro apartheid di genere. È preoccupante pensare a quel che il futuro potrebbe riservare alle afghane”.