Stepan Bandera collaborazionista solo per i filorussi? Ecco chi è stato davvero

L’annosa questione del nazismo in Ucraina con l’invasione di Putin è tornata in auge. Ma oltre il battaglione Azov, prende sempre più piede la figura abbastanza controversa di Stepan Bandera. Ma chi è davvero il “padre del popolo ucraino”?

La guerra è così strana che nessuno dovrebbe avere il diritto di giudicare le scelte di un popolo invaso che ha visto cancellati in un lampo sogni e certezze. Chi siamo noi insomma, o, peggio, i salotti televisivi per pontificare su scelte dettate dalla necessità e dalla paura? Nessuno.

Il partigiano Battaglione Azov
Fonte: Instagram @da_rospo_a_principe

Tuttavia, ciò non toglie che sviluppare una discussione che abbia un senso critico e che inviti a cercare le cause, ben più profonde e contorte, del conflitto in corso è un obbligo morale. Si può non essere d’accordo con Alessandro Orsini o con Roberto Saviano, ma individuare la verità, accettarla e farla nostra dovrebbe essere un’azione automatica come dormire. Appiattire il dibattito, come tifoserie da stadio, non giova alla causa.

Ecco perché far passare in cavalleria o osannare le parole, i gesti ed i pensieri del popolo ucraino a priori, perché invaso, non è corretto. L’Ucraina va sostenuta perché è giusto, non perché è “buona”. Bisogna insomma contestualizzare e non fermarsi alla superficie delle cose. Ecco perché l’ultimo racconto dell’inviato di guerra del ‘Corriere della sera’, Lorenzo Cremosi, non giova alla causa ucraina.

Partigiani a destra

Partiamo da una constatazione più che ovvia. I partiti filonazisti esistono in tutta Europa, anche in Ucraina. Raccolgono un consenso elettorale inferiore al 2%, sì, però sono realtà presenti che non vanno ignorate.

Il padre dell'Ucraina
Fonte: Wikipedia

Fatta questa necessaria premessa, in un suo recente reportage Cremonesi parla del battaglione Azov che non si arrende a Mariupol, malgrado la morsa russa. Il battaglione è tornato in auge in queste settimane proprio per l’annosa questione nazista in Ucraina. In molti, infatti, si sono chiesti se Putin non avesse ragione a voler debellare movimenti neonazisti a Kiev.

La risposta è no, sappiamo infatti che è un pretesto e che il gruppo paramilitare nazionalista di estrema destra si è formato proprio in seguito alla guerra civile esplosa nel Donbass contro i separatisti filorussi. Ad un certo punto, però, Cremonesi descrive un’atmosfera partigiana, parlando dei militati volontari dell’Azov come esempi da seguire per la nuova Ucraina.

Basterebbe già questo spaccato di vita quotidiana nazionalpopolare per intravedere un corto circuito importante – come può infatti la resistenza partigiana essere di estrema destra – ma si può fare di meglio. “L’Ucraina è nostra madre e Stepan Bandera è nostro padre”, cantano i nazionalisti ucraini. Se non sapete chi sia Stepan Bandera, ci arriviamo dopo.

Stepan Bandera, il personaggio più controverso della storia ucraina

Fatto sta che l’inviato del Corriere ne parla come “Il leader fondatore del loro movimento (assassinato da un agente del Kgb a Berlino nel 1959), accusato dai filorussi di aver collaborato con la Germania nazista per combattere i sovietici durante la Seconda guerra mondiale, e che oggi viene rivalutato dalla resistenza come patriota dell’Ucraina libera, irredenta e democratica”. Chiunque può avere una seconda possibilità nella vita, anche da morto. Sostenere, però, che sia ritenuto solo dai filorussi vicino alle posizioni di Adolf Hitler è un insulto alla storia che nemmeno la guerra può giustificare.

Stepan Bandera è stato un politico ucraino, leader dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e fondatore dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA). Aderente all’ideologia fascista, fu un criminale di guerra e terrorista. Ma non solo.  Collaborò con la Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per combattere contro i sovietici in Ucraina.

Quando le truppe sovietiche si ritirarono da Leopoli, con l’”Atto di restaurazione dello Stato ucraino”, annunciò la creazione di uno Stato ucraino indipendente e dichiarò di voler sostenere i piani espansionistici nazisti, giurando fedeltà ad Adolf Hitler. Proprio per questo, la sua figura resta ancora oggi controversa. Ha contribuito in gran parte, insieme ai suoi seguaci, al massacro di civili polacchi nonché all’Olocausto in Ucraina. Nel suo Paese, però, al termine della guerra fredda è stato insignito dell’onorificenza di Eroe dell’Ucraina.