Cervelli congelati e famiglia sterminata: l’agghiacciante storia del “Figlio di Frankenstein”

L’inquietante storia del famoso killer greco soprannominato il “Figlio di Frankenstein” che ha massacrato tutta la sua famiglia e tenuto i loro cervelli nel congelatore.

Ci sono delle storie così orribili ed agghiaccianti da diventare storia collettiva. Storie di sangue, uccisioni e macabri dettagli che in qualche modo l’opinione pubblica fa proprie per dimostrare a sé stessi di non essere come Theofilos Sehidis il ragazzo di 24 anni che uccise i suoi genitori, sua sorella, suo zio e sua nonna in maniera così brutale da scuotere tutta la Grecia.

"Figlio di Frankenstein"
Fonte: The Sun

L’assassino a sangue freddo è morto nella prigione di Korydallos tre anni fa all’età di 47 anni, eppure ancora si parla di lui. I suoi crimini efferati, infatti, hanno fatto notizia in tutto il paese. Come riportato dal ‘The Sun’ il giovane studente di giurisprudenza non solo ha sterminato tutta la sua famiglia, ma ha anche tenuto i cervelli delle sue vittime nel congelatore per “ulteriori studi”. Ma facciamo un passo indietro.

Siamo sull’isola di Taso nell’Egeo nord-orientale. Sehidis era convinto che la sua famiglia stesse complottando contro di lui, così ha deciso di ucciderli tra il 19 e 20 maggio 1996. Quando è stato catturato, il 24enne ha confessato descrivendo con dovizia di particolari quello che ha fatto ai corpi.

Sempre nell’articolo del Sun, si legge che, Sehidis, dopo aver decapitato i cadaveri, li ha fatti a pezzi e ha rimosso i cervelli prima di metterli nel congelatore per poterli studiare, tutto questo mentre ascoltava Čajkovskij.

Confessione di un omicidio plurimo

Agli agenti il giovane ha raccontato di avere alcune conoscenze psichiatriche e mediche ed era incuriosito dall’anatomia del cervello umano. Questo gli valse il soprannome di “Figlio di Frankenstein”, proprio come il dottore del famoso romanzo gotico di Mary Shelley. La sua prima vittima è stato suo zio Vasilis, di 58 anni, che ha spinto giù da un dirupo dopo una discussione. Sehidis poi ha nascosto il corpo dietro un cespuglio ed è andato a comprare una nuova maglietta e un fucile da caccia.

Una famiglia sterminata
Fonte: the Sun

Una volta a casa, il ragazzo ha completato la sua “opera”. Ha sparato a suo padre Dimitris di 55 anni, però poi ha accoltellato a morte sua madre Maria di 48 anni, sua sorella Emmy di 27 anni e sua nonna Ermioni di 75 anni, spiegando che a loro volta che le tre donne stessero impugnando un coltello nel tentativo di attaccarlo.

Dopo averli uccisi, ha iniziato smembrare i corpi con una motosega. I resti di quelli che erano la sua famiglia sono stati messi in sacchi della spazzatura e gettati in una discarica vicino la città di Kavala. Per rassicurare Eleni però, la moglie di suo zio che viveva in Belgio, Sehidis disse la tutta la famiglia si fosse trasferita in Germania.

Ma quella bugia non convinse Eleni che denunciò la scomparsa di suo marito e della sua famiglia alla polizia belga. Malgrado il ragazzo continuasse la sua recita, la polizia era estremamente sospettosa. Il 21 luglio Sehidis venne arrestato, ma per altre ragioni che lo collegarono in seguito alla scomparsa dei suoi parenti. Fu fermato mentre guidava la sua auto per possesso di fucile, pistola e munizioni, tuttavia la fedina penale pulita gli fece ottenere solo una multa di quasi 2000 euro.

Un terribile errore

Dopo un po’ però gli inquirenti si convinsero che quelle armi fossero la chiave per arrivare a qualcos’altro. Dopo ore di interrogatorio Sehidis confessò gli omicidi in una calda notte di agosto del 1996, lasciando i poliziotti allibiti una volta a casa. C’era sangue secco dappertutto, due motoseghe e un’ascia insieme alla parola “errore” scritta su un muro. I resti dei suoi familiari, però, non furono mai ritrovati.

Le persone a lui vicine parlavano di lui come un giovane molto intelligente e tranquillo, sempre solo, amante della lettura e della musica classica. Insomma, nessuno poteva mai immaginare che dietro a questa patina tranquillità e bellezza si potesse nascondere un malessere così profondo. Il ragazzo, infatti, ha sempre dichiarato di non aver nessun rimpianto, spiegando di aver ucciso la famiglia per legittima difesa.

Nel giugno 1997 è stato dichiarato colpevole per l’omicidio della sua famiglia ed è stato condannato all’ergastolo. L’anno successivo, però, è stato trasferito all’ospedale psichiatrico della prigione di Korydallos. Sehidis è morto in prigione per un attacco di cuore il 12 febbraio 2019, dopo 21 anni in prigione in cui nessuno è mai venuto a fargli visita.