Anche gli Ibra piangono: il fuoriclasse svedese come non lo avete mai visto | La commossa dedica

Zlatan Ibrahimovic si è mostrato alla fine del campionato commmosso per quello che è il trofeo più soddisfacente della carriera.

Sembrava solo la classica sbruffonata alla Ibra: “Torno per vincere lo Scudetto“. Lo aveva detto alla prima conferenza stampa da giocatore del Milan, alla sua seconda esperienza con la casacca rossonera. Sì perché Ibra uno scudetto con il Milan l’aveva già vinto 11 anni fa e lo aveva fatto da assoluto protagonista.

Dopo quella vittoria la strada del “Diavolo” e quella del gigante svedese si erano separate. Ibra era andato a Parigi per realizzare il sogno di vincere una Champions, i rossoneri cominciavano una pagina tra le più nere della loro storia. La presidenza Berlusconi era ormai giunta alle sue battute finali, la società non aveva più intenzione di investire sulla squadra e cominciava a guardarsi intorno per vendere.

IbraQuindi è giunta la proprietà cinese, fumosa e mai a fuoco che non è riuscita né a costruire un progetto né a saldare i debiti. Alla fine il Fondo Elliot, garante dell’acquisto, ha rilevato la società ed ha deciso di mettere a frutto l’investimento. Lo ha fatto in maniera intelligente, affidando la dirigenza a uomini competenti e conoscitori dell’ambiente.

Ad un progetto basato sui giovani come quello del Milan, però, mancava il dna vincente, motivo per cui nel dicembre del 2019 si è puntato forte su Ibrahimovic. Lo svedese veniva da due stagioni negli Stati Uniti e molti lo davano per bollito. Lui però è uno che in carriera ha vinto tanto e che valuta sempre una mossa prima di attuarla: sapeva che al Milan poteva tornare decisivo e così è stato.

Ibra in lacrime dopo la vittoria dello scudetto: la dedica a Mino Raiola

Nella prima fase di questa sua seconda vita al Milan, Ibra ha fatto ciò che gli riesce meglio: essere decisivo in campo. Lo svedese ha trascinato i rossoneri ad una sorprendente seconda parte di stagione, in cui il Milan ha fatto registrare il record di punti. Allo stesso modo ha cominciato la stagione scorsa, con un girone d’andata da assoluto protagonista. Poi sono cominciati i problemi fisici, così rendimento e presenza sul campo si sono ridotti fino ad essere quasi nulli sul finale di questa stagione.

Sebbene non abbia contribuito sul campo a questo girone di ritorno da sogno, Ibra è stato una presenza fissa nello spogliatoio e in panchina. A questo gruppo ha trasmesso la voglia di vincere, il metodo di lavoro e tutta la sua esperienza. Il fenomeno di Malmoe ne è consapevole ed infatti a fine gara ha dichiarato: “Il mio primo giorno era un Milan, oggi è un altro. Ogni giorno ho fatto ciò che faccio sempre. Come altri mi hanno costruito, crescendomi per essere così, io ho cercato di trasmetterlo ai più giovani. Se poi spiego nei dettagli cosa è successo quest’anno. Una storia incredibile. Però ho cercato di aiutare dentro e fuori dal campo, la squadra è stata molto disponibile. Aspettavano un pilota“.

Durante l’intervista a fine gara c’è stato anche un momento di grande commozione. Zlatan ha subito pensato a colui che questo ricongiungimento l’ha reso possibile: quel Mino Raiola che è morto qualche settimana fa. Per questo con la voce rotta dalla commozione, ha iniziato l’intervista proprio con una dedica al suo ex agente: “A questo scudetto nessuno ci credeva, solo una persona. Tutto questo lo dedico a Mino Raiola, è il primo trofeo che vinco senza di lui. Lui mi ha spinto a venire qui e salvare il Milan due anni fa”.