18enne uccide 19 bambini in scuola elementare – gli Stati Uniti hanno un problema serio: i precedenti

Dopo la strage di Buffalo di nemmeno una decina di giorni fa, si ritorna a parlar di armi e sparatorie negli Stati Uniti. Questa volta, però, in Texas, dove sono stati uccisi 19 bambini e 2 adulti, colpevoli solo di essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato. 

E’ ancora troppo fresco e recente il sangue della comunità afroamericana di Buffalo che ha visto sotto i colpo di pistola Payton Gnedron, il killer e suprematista di estrema destra, svolgere una vera e propria esecuzione contro la sua comunità. L’attacco del killer, però, è stato premeditato: sapeva cosa fare e chi attaccare. Gendron, infatti, quando ha scelto il supermercato Tops non era guidato dal caso. Era consapevole della grande quantità di afroamericani presenti nella zona.

Sparatoria in Texas
Fonte: Twitter

Ora, nemmeno una decina di giorni dopo, si ritorna a parlar di armi e sparatorie negli Stati Uniti. Questa volta, però, in Texas, dove sono stati uccisi 19 bambini e 2 adulti, colpevoli solo di essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di ricostruire la vicenda che al momento resta fin troppo ingarbugliata.

Ieri, martedì 24 maggio, verso ora di pranzo, un diciottenne ha iniziato indistintamente a sparare alla Robb Elementary School di Uvalde, in Texas. Si tratta di una struttura scolastica importante, capace di ospitare fino a 600 studenti. Già dalle prime notizie frammentate che arrivavano dalla scuola, il bilancio e la gravità della situazione erano apparse in tutto il loro orrore. Si stimavano già 14 morti, ma nel giro di qualche ora quella cifra è cresciuta: 21 morti, 19 bambini e 2 insegnanti.

Il killer è Salvador Ramos, anche lui studente dello stessa struttura che comprende anche il liceo. Ramos, però, ha sparato anche alla nonna di 66 anni prima di uscire di casa, che si trova ora in gravi condizioni. Ramos è stato ucciso dalla polizia arrivata sul posto per cercare di arginare la strage in corso. Non sapremo mai quindi cosa ha spinto il giovane, di soli 18 anni, ad impugnare una pistola ed aprire il fuoco. Sappiamo solo però che questa non è la prima né, purtroppo, l’ultima volta.

Gli Stati Uniti hanno un problema serio con le armi

Una cosa è chiara. Non è un segreto che l’America abbia un conto in sospeso con le armi da tantissimo tempo. Il mito del self-made man passa anche dalla libertà di possedere un’arma, tema caro per i conservatori repubblicani, ma anche per alcuni parlamentari democratici.

Scuola di Uvalde
Fonte: Twitter

In un articolo di Panorama, si legge infatti che la National Rifle Association finanzia anche nomi dell’ala più progressista del Paese, come l’ex leader del Senato Harry Reid, e che controlla la maggior parte dei congressisti che si sono opposti nel corso degli anni a controlli maggiori per il possesso di armi da fuoco. La giustizia negli Stati Uniti, insomma, resta un processo fai da te.

Accade però che questo mito permetta, così come è successo a Buffalo, di possedere un’arma, pur non avendo i requisiti fisici e psichici necessari per detenerla, in una imperitura reazione a catena di orrore ed uccisioni. La strage di Uvalde, infatti, è l’ultima di una lunga serie: in 23 anni, dal 1999, sono ben 11 le sparatorie avvenute in una scuola.

Una delle stragi che ha scosso maggiormente l’opinione pubblica è stata sicuramente quella della Columbine nel 1999, quando due studenti di 17 e 18 anni prima di suicidarsi nella biblioteca della scuola, hanno ucciso 12 compagni ed un docente. Avevano preparato anche delle bome artigianali che non sono esplose però.

A Newtown, nel Connecticut, il 14 dicembre 2012, Adam Lanza, un ragazzo di soli 20 anni, dopo aver sparato alla madre, ha ucciso Sandy Hook Elementary School 20 bambini tra i 6 ed i 7 anni prima di suicidarsi.

La più recente, invece, è avvenuta alla Oxford High School del Michigan il 30 novembre 2021. Un quindicenne ha sparato a quattro studenti, ferendone altri sei ed un insegnante.