Spiati in bagno, in camera da letto, ovunque: attenzione ai sistemi di Smart Home

I sistemi smart home sono sempre più diffusi per comodità e sicurezza, ma fate attenzione se bucati la vostra privacy è in grave pericolo.

Sempre più persone al giorno d’oggi decidono di attivare dei sistemi smart home nelle proprie abitazioni. La possibilità di collegare elettrodomestici, luci, aperture di porte e serrande al proprio smartphone è infatti una comodità enorme e permette di gestire la casa anche da remoto. Inoltre l’impianto di un sistema di videosorveglianza consente di avere tutto sotto controllo anche quando ci troviamo fuori casa. Si tratta certamente di un miglioramento della vita quotidiana, di un lusso che solo fino a qualche anno fa sembrava impossibile.

Tuttavia corriamo il rischio di barattare la sicurezza dei nostri averi e la comodità con la nostra privacy. La diffusione di sistemi smart home collegati alle reti internet ha infatti indotto dei gruppi criminali a rubare scene di vita privata a molte persone. Di recente la polizia postale ha effettuato una retata con la quale ha arrestato 10 persone per accesso abusivo al sistema informatico, associazione a delinquere e violazione della privacy.

smart homeI dieci arrestati sono tutti cittadini italiani, ma la polizia sta tutt’ora cercando un undicesimo indagato che sarebbe di nazionalità ucraina. Pare che l’uomo abbia fatto perdere le sue tracce e che possa aver lasciato l’Italia prima che avvenisse la retata. Tra le immagini rubate ci sono anche quelle di bambini nudi o filmati in momenti di intimità. Per tale ragione i magistrati incaricati di seguire il caso stanno valutando la possibilità di incriminare i colpevoli anche per il reato di pedopornografia.

Attenzione ai sistemi di Smart Home: potrebbero spiarvi in casa

Secondo quanto svelato dalla Polizia Postale il blitz che ha portato all’arresto dei dieci uomini facenti parte di due organizzazioni differenti e al sequestro di pc, workstation, hard disk e spazi cloud per un totale di 50 terabyte di materiale illegale. Le due associazioni di fatto rubavano le immagini per poi rivenderle in rete al costo mensile di 20 euro. Con quella cifra gli acquirenti avevano accesso a tutti i filmati caricati, mentre con 40 euro al mese veniva dato loro accesso diretto alle telecamere e potevano guardare i filmati live.

Ognuno nell’organizzazione aveva un ruolo ben preciso: c’era chi si occupava di individuare i sistemi collegati a internet, chi di violarli e chi di pubblicizzare il prodotto per monetizzare. I pagamenti avvenivano solo tramite criptovalute o paypal, in modo che fosse più difficili rintracciarli. In questi anni erano stati presi di mira hotel, resort, piscine e abitazioni private. Le telecamere predilette erano quelle dei bagni, delle camere da letto e degli spogliatoi.

Tra i video sequestrati c’erano quelli che mostravano rapporti sessuali tra le coppie, quelli che mostravano il momento in cui qualcuno si spogliava o faceva una doccia. Presenti anche scene di nudità di bambini. L’indagine è partita grazie alla segnalazione di un utente che ha risconosciuto l’interno di una palestra in uno dei filmati presenti in rete.

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