Italiano in carcere a Bali da 7 mesi: picchiato, denutrito e torturato ma Nicola Di Santo si dichiara innocente

Il giovane italiano si trova in prigione a Bali da sette mesi. E’ denutrito, ha perso più di 12 chili, ma soprattutto giura di essere innocente. Ma come stanno le cose realmente e perché Nicola Di Santo è stato accusato?

Ci sono delle storie, parallele, lineari, eppure nascoste nell’ombra, fino a che qualcuno non decide di puntare addosso i riflettori. E’ l’essenza stessa del giornalismo e forse anche della vita. Questa volta, sotto un’interrogazione parlamentare urgente del senatore Gregorio De Falco, si è parlato di Nicola Di Santo, il giovane cuoco italiano che da sette mesi si trova prigioniero a Bali in Indonesia.

“Le condizioni in cui si trova il ragazzo sono incredibili. La cella misura tredici passi da un muro all’altro, come riferito da Nicola, si dorme sul pavimento, non c’è una sedia, né un tavolo e i detenuti come sciacquone per il wc devono usare un secchio”, ha spiegato Alessandra Ballerini, avvocato di Nicola, specializzata in diritti civili, come riportato da ‘La Repubblica’. Prima del giovane cuoco, la Ballerini si è occupata anche della difesa dei i genitori di Giulio Regeni, di Mario Paciolla e di Andy Rocchelli.

Insieme al senatore, Alessandra Ballerini ha sollecitato il Governo italiano per far rientrare Nicola in Italia, dove potrà essere ascoltato ed in caso processato, ponendo fine alle terribili condizioni da prigioniero che sta sperimentando sulla sua pelle. Il cuoco, dai racconti sempre dell’avvocato, da sette mesi viene sistematicamente picchiato e torturato. Ma non solo. Rischia anche la pena di morte.

In carcere per una rapina non commessa

“Nicola mangia due ciotole di riso al giorno. Ha spesso la febbre, ha perso 12 chili ed è in condizioni di salute assolutamente precarie. Esce dalla cella solo per andare alle udienze del processo in tribunale”, ha raccontato ancora la legale. “Gli è vietato telefonare e ricevere visite, comprese quelle degli avvocati e dei dottori, al contrario degli altri detenuti che hanno accesso anche al telefono di servizio”.

Torture in prigione
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Nicola, però, giura di essere innocente e di non aver mai commesso il reato per cui viene accusato. Ma come stanno le cose realmente e perché Nicola Di Santo si trova in carcere? Facciamo un passo indietro. Il giovane cuoco da due anni viveva e lavorava in Australia. Nel marzo del 2020, decide di concedersi una vacanza a Bali, ma la pandemia – ancora all’inizio – lo costringe ad una permanenza molto più lunga sull’isola.

In queste circostanza strana, esiliato in un altro paese dove non conosce nessuno, Nicola incontra un altro italiano con cui decise di mettersi in affari aprendo sia una catena di ristoranti, sia investendo nelle criptovalute. Dopo i primi mesi in cui tutto sembrava star procedendo a gonfie vele, Nicola decide di rientrare in Italia per problemi col suo socio in affari. Telefona quindi al padre per farsi comprare un biglietto, ma il cuoco non solo non salirà mai su quell’aereo, ma non telefonerà nemmeno più a casa.

Nicola Di Santo si trova in carcere per una presunta rapina ai danni dell’ex socio di cui sarebbe il mandante. Il 16 novembre i diplomatici italiani incontrano il cuoco che non solo si professa innocente, ma racconta anche le terribili condizioni del carcere indonesiano. Le guardie lo avrebbero picchiato, seviziato spegnendoli sigarette sul corpo e lo avrebbero costretto a confessare la rapina con una pistola puntata alla tempia.

Nicola in quell’occasione, spaventato, avrebbe ammesso di essere colpevole, per poi ritrattare subito la sua confessione ottenuta tramite coercizione, come ha raccontato al padre e all’avvocato Ballerini. Al momento però la situazione per il giovane resta grave, rischia anche la pena di morte e gli avvocati nominati in loco, dopo un pagamento di un miliardo di rupie per far rilasciare Nicola, sono spariti nel nulla, smettendo di rispondere alle chiamate del padre che dal 13 marzo non ha più notizie certe su suo figlio.