Il Fight Club esiste davvero: ecco dove si trova

Calci, pugni, urla e ring: questo è il Fight Club tailandese. Sulla falsa riga del cult cinematografico con Brad Pitt ed Edward Norton, a Bangkok la notte sa di sangue pesto ed occhi neri.

Non c’è da stupirsi né da indignarsi in realtà. La violenza – forse e se non soprattutto per la sua dimensione catartica – esercita un fascino innegabile sull’uomo. Si tratta, infatti, non solo di spingersi oltre il limite, ma anche di fare di quel limite una ragion d’essere superiore a qualsiasi altra cosa.

Fight Club

In qualche modo, è quel punto “vivo”, quell’asticella posta sempre più in alto, che rende l’idea di cosa sia, forse davvero, la vita all’infuori della società precostituita ed imposta dall’alto che conosciamo.

In quest’ottica, il romanzo scritto da Chuck Palahniuk ha fatto da vero spartiacque alla fine degli anni Novanta. Un nuovo mondo era possibile ed era a portata di mano, il resto rimaneva fuori, sospeso, mentre la vita degli altri procedeva ignara di tutto, ma soprattutto di questa eccitante libertà.

Eppure, non si tratta solo di una fantasia lontana dalla realtà. Calci, pugni, urla e ring: questo è il Fight Club tailandese che esiste e davvero ed è più agguerrito che mai. Sulla falsa riga del cult cinematografico con Brad Pitt ed Edward Norton, a Bangkok la notte sa di sangue pesto ed occhi neri.

Benvenuti al Fight Club

Chiariamo subito una cosa però: la prima regola è stata ampiamente infranta. Sappiamo tutti benissimo, infatti, che non si dovrebbe parlare mai del Fight Club. Eppure, in un articolo dell’Agence France-Presse, un’agenzia di stampa francese, si legge proprio tutto delle risse feroci che avvengono nei sobborghi di un quartiere portuale di Bangkok.

Incontro a Bangkok

Nel Fight Club Thailand edition, infatti, le urla quasi demoniache della folla si mescolano alla feroce rissa in corso tra due uomini a torso nudo e circondati dai container. Abbandonata la patina della ragione, gli istinti più grevi e bestiali possono finalmente emergere grazie ad una plenaria sospensione del giudizio. “Qui non devi sapere come combattere. Devi solo avere cuore e basta”, ha spiegato il co-fondatore del club Chana Worasart, come riportato sempre dall’AFP.

Worasart ha fondato il club nel 2016 con uno scopo ben preciso: consentire ai combattenti di boxe dilettanti di esercitarsi, mettendosi in gioco. Ma non solo. Proprio perché non serve bravura o un’elevata capacità tecnica, chiunque può andare al centro del ring, anche per sfogare solo la loro aggressività repressa. Ed è proprio qui che entra in gioco la catarsi che rende la violenza molto attraente, ma controllata.

Il gruppo di combattenti, infatti, si definisce “l’anello che cambierà la violenza in amicizia”. Le gare clandestine, insomma, hanno comunque una loro etica e delle regole da rispettare, cosa che invece non avveniva agli inizi, quando il club era nato da poco.

Chiunque voglia sul ring ora, invece, deve attenersi a delle rigide linee guida sul combattimento, sulle procedure di screening e sui dispositivi di protezione. Ma non solo. Deve anche impegnarsi ad accettare il rischio derivante da un incontro clandestino. Tuttavia, è severamente vietato dare gomitate, prese, gettare a terra gli avversari e dare pugni alla nuca. “Non chiediamo ai combattenti di uccidersi a vicenda. Se sei troppo stanco o troppo ferito per andare avanti, fermiamo il combattimento”, ha spiegato Chana Worasart.