Germania e Olanda tornano al carbone e tradiscono il Green Deal – cosa ne penserà Greta Thunberg?

L’Europa è tornata indietro sulla transizione ecologica. Prima è stato il turno della Germania, ora dei Paesi Bassi: due degli Stati più green ed attenti all’ambiente di sempre hanno aumentato la quantità di carbone proveniente dalle loro centrali per far fronte ai problemi legati all’invasione russa dell’Ucraina. Siamo ad uno stop forzato del “Friday for Future”?

E’ più che lecito chiedersi fino a dove si spingeranno le tensioni col Cremlino. Putin, infatti, non ha perso tempo e dopo le sanzioni da parte di Europa e Stati Uniti – malgrado lui stesso ci abbia guadagnato – ha deciso di chiudere i rubinetti del gas. Prima solo alla Polonia e alla Bulgaria, ora anche alla Germania ed all’Italia. Piano piano, tutti gli Stati membri stanno sperimentando cosa significa dover fare i conti con un costo dell’energia sempre più alto e con una penuria di risorse che spaventa.

Ritorno al carbone
Fonte: Canva

Insomma, siamo l’Occidente, il tempio del benessere. E’ impossibile quindi pensare ad una situazione così critica nel nostro mondo, dove non sappiamo davvero cosa sia convivere col freddo e la fame. Eppure, sta accadendo. In questi tempi straordinari, però, qualcosa deve essere sacrificato o lasciato indietro. La prima vera vittima allora è la transizione ecologica.

Tante energie ed investimenti da mesi vengono rosicchiati dal Green Deal e dagli obiettivi dell’agenda 2030. La stessa UE, infatti, sta fornendo armamenti e tutto il necessario agli ucraini per combattere i russi, ma tutto questo ha un costo che va a discapito dell’ambiente.

L’Europa è tornata indietro sulla transizione ecologica. Prima è stato il turno della Germania, ora dei Paesi Bassi: due degli Stati più green ed attenti all’ambiente di sempre hanno aumentato la quantità di carbone proveniente dalle loro centrali per far fronte ai problemi legati all’invasione russa dell’Ucraina. Siamo ad uno stop forzato del “Friday for Future”?

Ritorno al carbone

Ad inaugurare questo “trend”, come dicevamo, è stata la Germania che userà più carbone, in modo da essere meno dipendente dal gas russo e per farlo, riaprirà vecchie centrali a carbone. La paura di tutti gli Stati al momento è trovarsi impreparati di fronte ai tagli di Mosca.

Combustili fossili
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Insieme all’Italia la Germania è uno dei Paesi più dipendenti dalle risorse russe che ora diventano un serio pericolo. La Gazprom, infatti, aveva attuato una riduzione davvero consistente ai danni della Germania: 60 per cento in meno di quantità giornaliera di gas col gasdotto Nord Stream 1. Per quanto, però, il governo russo abbia giustificato le sue azioni parlando di alcuni problemi tecnici, a Berlino sono in molti a pensare che i tagli siano solo un modo per diminuire il peso delle sanzioni economiche.

L’Olanda, invece, ancora non è stata impattata dai tagli dell’energia, eppure la sua dipendenza dal gas russo (circa il 15%) comincia ad aggirarsi come uno spettro tra i mulini. Solo nel 2019 i Paesi Bassi avevano approvato una legge per eliminare definitivamente, entro il 2030, l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica. Tuttavia, tutte queste restrizioni legate al carbone – si può usare solo 35% di capacità – al momento sono state revocate per far fronte alla crisi energetica in corso.

Dal movimento “Friday for future” e dalla sua paladina Greta Thunberg, però, al momento non ci sono dichiarazioni. Deve essere comunque difficile per dei giovani ragazzi pieni di sogni e speranze scontrarsi con la realtà che è fatta a volte anche di compromessi.