Ius Soli comunale a Bologna: come funziona? Il Comune che fa ciò che lo Stato non vuole

Da ieri a Bologna è in atto una piccola, ma significativa rivoluzione che pone la città in una posizione di encomio e timore rispetto alle sue mosse e scelte politiche. Nel capoluogo emiliano, infatti, lo Ius Soli comunale è diventato una certezza. Ma cosa significa e cosa cambia per i futuri bolognesi?

Aveva ragione il cantautore Luca Carboni quando scrisse che “Bologna è una regola“. La città socialista e roccaforte comunista per eccellenza ha mutato volto, modificato la sua lotta sociale, ma è rimasta sostanzialmente fedele a se stessa sempre.

Ius Soli
Fonte: Twitter

Ecco perché una delle decisioni più storiche e rivoluzionarie di sempre non poteva non arrivare da Bologna, malgrado – tecnicamente – faccia parte di quel Nord che la Lega, così come Fratelli D’Italia, vorrebbe plasmare a sua immagine e somiglianza. Si tratta, infatti, di una conquista sociale, ma che si pone apertamente in contrasto con lo Stato e le posizioni dei vari partiti rispetto al tema.

Lo ius soli, ovvero ottenere la cittadinanza di un paese per diritto di nascita, è un tema che ciclicamente trova una valvola di sfogo politica, sociale e mediatica senza poi nulla di fatto effettivamente. Resta, al solito qualche slogan o frase ad effetto per smontare la sua validità giuridica o ritardarne gli effetti. Un po’ come è successo qualche mese fa con la proposta dello Ius scholae.

In quell’occasione, la Lega si era opposta alla cittadinanza per chi ha fatto un percorso scolastico in Italia. In questo modo, si estenderebbe la possibilità di ottenere la cittadinanza ai bambini e alle bambine nati nel nostro Paese o arrivati prima di avere compiuto 12 anni, dopo aver frequentato le scuole per almeno 5 anni.

Tra gli 850 mila figli di immigrati nati o cresciuti in Italia e la tanto desiderata cittadinanza ci sono di mezzo, infatti, usi, costumi, feste, sagre e tradizioni del nostro Paese chieste espressamente dal Carroccio. Si tratta, però, di un’altra storia. Ora a Bologna le cose sono cambiate con il sindaco Matteo Lepore.

Quello che nessuno ha mai fatto prima

Da ieri a Bologna è in atto una piccola, ma significativa rivoluzione che pone la città in una posizione di encomio e timore rispetto alle sue mosse e scelte politiche. Nel capoluogo emiliano, infatti, lo Ius Soli comunale è diventato una certezza. Ma cosa significa e cosa cambia per i futuri bolognesi?

Matteo Lepore e consigliere
Fonte: Twitter

“Lo #IusSoli da oggi è nello Statuto del Comune di #Bologna. Il Consiglio ha appena votato! È un voto storico. Nelson Mandela ha detto: “Sappiamo cosa deve essere fatto: tutto ciò che manca è la volontà di farlo.”
#Bologna l’ha fatto”, ha scritto sul suo account Twitter il sindaco Lepore dopo la vittoria al consiglio comunale.

Ieri è stata approvata la modifica allo statuto del Comune di Bologna che prevede l’inserimento del principio dello ‘Ius soli’ e la cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna ai minori stranieri. In altre parole, da questo momento in poi chiunque risieda a Bologna e sia nato in Italia da genitori stranieri, con regolare permesso di soggiorno, o sia nato all’estero, ma abbia completato un ciclo di studi in una scuola italiana, può richiedere la cittadinanza onoraria.

Si tratta, infatti, di una forma speciale di riconoscimento del loro ruolo coesivo vigente tra popoli e culture diversi. Ma non solo. In questo modo, si possono affermare, soprattutto pienamente le libertà fondamentali delle persone. La delibera al Consiglio comunale è stata approvata con 26 voti a favore (sindaco Matteo Lepore, Pd, Coalizione civica, Matteo Lepore sindaco, Movimento 5 stelle, Anche tu Conti, Verdi), 8 contrari (Fratelli d’Italia, Lega Salvini premier) e 3 astenuti (Forza Italia e Bologna ci piace).