280€ al mese per 60 ore di lavoro settimanali: l’annuncio shock finisce su Facebook

Una coraggiosa ragazza indignata ha condiviso su Instagram l’esperienza di un annuncio, con seguente colloquio imbarazzante, in cui sono stati proposti 1,20 l’ora per 60 ore di lavoro settimanale.

A chi non è capitato di partecipare a un colloquio imbarazzante? L’impaccio può nascere da un domanda a cui non si sa rispondere o, peggio, da una domanda che mai ci si sarebbe voluti sentir porgere come l’oramai leggendaria “pensa di avere figli?”.

annuncio di lavoro imbarazzant
Foto da Canva

Purtroppo però i fatti che vi riportiamo oggi non traggono il loro imbarazzo da nessuno di questi quesiti, bensì in qualcosa di ancor più scandaloso.

Il peggio del colloquio si è infatti raggiunto, neanche a dirlo, quando si è passati a parlare del compenso: non solo la cifra è risultata a dir poco offensiva ma il commento che l’ha accompagnata ha reso il tutto, se possibile, ancora peggiore.

Ripercorriamo insieme i fatti.

Annuncio e colloquio di lavoro umilianti finiscono su Facebook

La protagonista di questa storia si chiama Francesca Sebastiani, ha 22 anni, vive a Secondigliano (Napoli).

colloquio di lavoro imbarazzante
Foto da Canva

Tutto è iniziato quando ha risposto a un annuncio di lavoro come commessa in un negozio.

Niente di particolare, direte voi, ma aspettate di udire l’orario di lavoro e il compenso proposti.

La ragazza avrebbe dovuto incassare 70 euro a settimana, 280 al mese, per lavorare sei giorni su sette, dieci ore al giorno (come minimo), per un totale quindi di 60 ore settimanali. L’incredibile stipendio superava dunque di poco più di 1,10 euro l’ora.

Francesca, da personal educata, ha declinato l’offerta ma lì la situazione, se possibile, è ancora peggiorata. La ragazza si è infatti sentita rispondere dal titolare: “Voi giovani d’oggi non avete voglia di lavorare”.

Qui la ragazza si è sentita in dovere di ribattere, di non tacere dinnanzi all’ennesima frase fatta e, soprattutto, offensiva.

Con tanto di screenshot della conversazione ha poi condiviso il tutto via social:

“Basta con questa storia. Io sono stata gentile a dirle che non mi interessa, perché altri avrebbero usato parole più pesanti.
Ma, visto che insiste, mi costringe a rispondere: secondo lei è normale uno stipendio del genere? Siete voi che non ci fate lavorare, perché neanche lei avrebbe mai accettato per 70 euro a settimana. E, se fosse stato suo figlio, non gli avrebbbe mai detto di accettare. Con quella cifra non si riesce neanche a pagare le spese del viaggio al negozio, senza contare il mangiare e il bere o poter uscire il sabato. Penso di essere anch’io una persona”.

Finalmente una persona capace di rispondere a tono, di non soccombere dinnanzi a chi tenta di confondere l’abnegazione con lo sfruttamento, paventando così come accettabili proposte a dir poco offensive. Denunciare pubblicamente simili soprusi è forse l’unica via per tentare, se non di debellarli, quantomeno di ridurne la vergognosa frequenza.