Prese a cinghiate la moglie e il figlio: la condanna non convince e la questura rincara la dose

Gli errori si pagano, anche se a distanza di anni. Così la Questura ha deciso di inasprire la condanna dell’uomo che aveva preso a cinghiate moglie e figlio. Ma cosa è successo?

La storia che leggerete potrebbe avere anche diverse chiavi di lettura. Si tratta, infatti, di una faccenda assolutamente spiacevole, complicata e intricata. Pare che il tempo, però, riesca a guarire tutte le ferite e far dimenticare anche gli errori più gravi. Non alla Questura di Milano però, che ha deciso di inasprire ancora di più la pena contro un uomo che aveva preso a cinghiate la moglie e il figlio. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come andarono i fatti.

violenza donne
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Siamo a Lodi, nel 2016. All’epoca dei fatti un extracomunitario, di cui non sappiamo l’identità, era stato condannato, e denunciato prima, dalla sua compagna per picchiato e preso a cinghiate con la cintura lei e il figlio, che aveva solo 5 anni e ha dovuto subire sulla sua pelle gli sbagli che fanno gli adulti. Sei anni fa, però, tutto si risolse con il patteggiamento di un anno di carcere con pena sospesa, malgrado le percosse abbiano causato una prognosi rispettivamente di 10 e 5 giorni alla compagna e al suo bambino.

La Questura, però, ha deciso di non rinnovare il permesso di soggiorno all’uomo a causa di quella condanna. Tuttavia, prima della denuncia avvenuta nel 2014, l’uomo possedeva un regolare permesso dal 2010. Aveva una casa, nonché un lavoro come magazziniera ben retribuito. Tutto questo però non è bastato al questore di Milano che ha inasprito, così, quella condanna a suo carico.

Sei anni dopo: il rovescio della medaglia di una storia non a lieto fine

Dopo la decisione del questore, l’uomo si è rivolto al Tar per fare ricorso. Tuttavia, lo stesso il permesso di soggiorno non gli verrà rinnovato. Anche se quella resta l’unica condanna a suo carico, per la Questura si tratta di un importantissimo precedente penale che non può e non deve essere ignorato, proprio perché l’uomo rappresenta, stando alle dichiarazioni della polizia, una “pericolosità sociale” che rende incompatibile la sua permanenza in Italia.

Tribunale di Lodi
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Ma non solo. Per i giudici del Tar, l’uomo non si è mai integrato come si deve all’interno della realtà civile e sociale italiana, tanto che per loro, proprio per la sua condanna, si tratta di un reato estremamente grave che minerebbe l’ordine pubblico familiare. Sulla questione famiglia, però, la difesa ha ricamato tutto il ricorso in realtà. Dopo la pena sospesa, infatti, l’uomo si è poi riconciliato con la moglie, comprando un appartamento insieme e mettendo al mondo un’altra creatura.

Insomma, le istituzioni hanno fatto un ottimo e rapido lavoro dal punto di vista legale. Ma viene da chiedersi cosa abbia mosso e spinto così rettamente tutta una serie di decisioni più che giuste che non hanno poi del tutto, però, assolto la compagna, tornata tra le braccia dell’uomo in uno strano, ma collaudato, vortice di “amore malato” difficile da gestire, ma che la Questura di Milano ha deciso di interrompere.