Scoperto il cuore più antico del mondo | I dettagli della sconvolgente scoperta

L’incredibile stato di conservazione e la sua forma tridimensionale hanno consentito agli scienziati analisi fino a ora impensabili

Una scoperta sensazionale quella avvenuta in Australia, dove un fossile risalente a 380 milioni di anni fa ha svelato al suo interno una incredibile sorpresa.

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(Shutterstock)

Si tratta del cuore più antico che come esseri umani abbiamo mai visto, ma non solo.

Il reperto rinvenuto è conservato in condizioni eccellenti e persino in forma tridimensionale.

Caratteristiche, queste, che lo rendono un unicum dal punto di vista scientifico.

Le incredibili immagini del cuore più antico del mondo

Si tratta di un fossile appartenente a uno dei primi organismi vertebrati del pianeta, rinvenuto all’interno di un pesce corazzato fossilizzato risalente a ben 380 milioni di anni fa.

E’ stato nel corso della sua analisi che i paleontologi hanno individuato un reperto più unico che raro: un cuore di pesce gogo mineralizzato conservato in modo eccezionale e in ben 3 dimensioni.

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(Yasmine Phillips/Università di Curtin)

Un evento di eccezionale importanza considerando che i tessuti molli sono i primi a decomporsi prima che possa aver luogo la fossilizzazione.

Figurarsi quanto possono essere rari i tessuti molli tridimensionali.

E’ stata proprio quest’ultima caratteristica ad aver consentito ai ricercatori dell’Università di Curtin, in Austrlia, a condurre ricerche sull’anatomia dell’oggetto in 3D senza avere la necessità di romperlo.

Nell’antichissimo organo è stato possibile, inoltre, identificare con precisione dettagli della sua composizione quali un ventricolo, un atrio e un tratto di deflusso.

Scendendo ulteriormente nel dettaglio, i ricercatori hanno notato che il cuore del pesce era composto da due camere, la più piccola delle quali era posta al di sopra di quella grande.

Un’informazione preziosissima per i paleontologi, che si sono ritrovati dinanzi a un organo con una funzionalità cardiaca decisamente più articolata rispetto a quello che i ricercatori potessero immaginare.

Questo potrebbe dunque consentire agli studiosi di ottenere preziose informazioni riguardanti la regione della testa e del collo animale e su come queste parti del corpo siano cambiate per adattarsi alle mascelle e dunque alla funzione dell’alimentazione.

“Come paleontologo che ha studiato fossili per più di 20 anni, sono rimasto davvero stupito di trovare un cuore 3D e ben conservato in un antenato di 380 milioni di anni”, ha dichiarato a riguardo la paleontologa Kate Trinajstic.

“L’evoluzione è spesso pensata come una serie di piccoli passi – ha spiegato la ricercatrice – ma questi antichi fossili suggeriscono che ci sia stato un salto più ampio tra i vertebrati senza mascelle e quelli con mascelle. Questi pesci hanno letteralmente il cuore in bocca e sotto le branchie, proprio come gli squali oggi”.

Il fossile apparteneva a una specie di pesci corazzati oggi estinti e noti con la classificazione di arthrorides.

Questa tipologia di creature visse e proliferò per ben 50 milioni di anni  prima di scomparire durante un importante evento di estinzione globale verso la fine del periodo Devoniano.

La ricerca scientifica avanzata nel campo, che ha condotto alla nascita di strumentazioni sempre più precise, ha fatto il resto.

“La maggior parte dei casi di conservazione dei tessuti molli si trova in fossili appiattiti, dove l’anatomia morbida è poco più di una macchia sulla roccia – ha spiegato Per Ahlberg, paleontologo dell’Università di Uppsala in Svezia – Siamo anche molto fortunati in quanto le moderne tecniche di scansione ci consentono di studiare questi fragili tessuti molli senza distruggerli. Un paio di decenni fa, il progetto sarebbe stato impossibile”.

Con l’aiuto degli scienziati dell’Australian Nuclear Science and Technology Organization e dell’European Synchrotron Radiation Facility in Francia, il team ha utilizzato fasci di neutroni e imaging a raggi X di sincrotrone per mappare le diverse densità minerali all’interno del fossile. 

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Tali densità hanno rivelato non solo le ossa conservate dell’artrodiretto, ma anche altre caratteristiche meno “robuste”: un cuore incredibilmente intatto oltre a stomaco, intestino e fegato.

Proprio la presenza di questi altri organi ha consentito ai ricercatori di studiare e ipotizzare la disposizione anatomica nel pesce.

“Per la prima volta, possiamo vedere tutti gli organi insieme in un pesce primitivo con mascelle, e siamo rimasti particolarmente sorpresi di apprendere che non erano così diversi da noi”, ha dichiarato Trinajstic.

Il nuovo esemplare suggerisce, ovviamente, che potrebbero esserci ancora più tesori preziosissimi dal punto di vista storico in attesa di essere scoperti nell’entroterra australiano.

La ricerca è stata pubblicata su Science.