Morta per una ciocca di capelli fuori posto: il brutale pestaggio di Mahsa sconvolge il mondo intero

Qualche ciuffo fuori posto è costato la vita alla giovane Mahsa Amini, 22enne curda in vacanza a Teheran, dove ha trovato la morte. 

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, in Iran è proibito alle donne andare in giro senza il velo che copra tutti i capelli. Un paese che aveva sperimentato la vita occidentale, è stato catapultato indietro nel tempo, alla legge coranica che non accetta eccezioni. E da più di 40 anni, dal 1981, in Iran oltre al volto, anche il resto del corpo deve rimanere coperto da uno chador, un mantello solitamente di color nero la cui funzione è coprire sotto strati di tessuto il corpo femminile. Ma non solo.

Mahsa Amini
Fonte: Facebook

In alternativa allo chador, si può usare uno hijab, un velo di forma rettangolare attorno al collo che copra testa e capelli. In questo caso, però, insieme allo hijab deve essere indossata una maglia a maniche lunghe che non lasci scoperte le braccia. Si tratta di una legge ferrea che non prevede mezze misure o alternative. Proprio per questo a Teheran, come nel resto del paese,girano delle pattuglie di polizia religiosa – volute dal ministero della Cultura e della Guida Islamica – che garantiscono, o meglio, controllano che le donne non disobbediscano alla legge.

Proprio come è accaduto a Mahsa Amini, la ragazza 22enne originaria del Kurdistan iraniano in vacanza nella capitale, che è morta a Teheran per aver indossato male il velo. A ucciderla, sono state proprio le guardie di questa sorta di buon costume che ha ritenuto inaccettabile girare per le vie del centro con qualche ciocca di capelli fuori posto.

Mahsa morta per una ciocca ribelle

Mahsa si trovava con suo fratello a Teheran in giro, quando è stata arrestata dalla polizia religiosa perché indossava il velo in modo inappropriato alla legge. Stando ad alcune ricostruzioni confuse, alcuni testimoni hanno dichiarato che la ragazza sia stata picchiata dentro il furgone della polizia. Altri, invece, dicono che la 22enne sia morta in una stazione di polizia della capitale dopo “un’ora di rieducazione”, versione questa confermata anche dal fratello della vittima.

Il pestaggio brutale
Fonte: Facebook

Kiarash ha raccontato ai giornali come sua sorella sia stata arrestata dagli agenti il 13 settembre scorso per esser portata in caserma, dove avrebbe “studiato” il modo corretto di indossare lo hijab, senza nessuna ciocca fuori posto. Ad un certo punto, però, Kiarash ha compreso fuori dalla stazione di polizia che purtroppo Mahsa era in grave pericolo. Le urla dall’interno della caserma e l’ambulanza che ha trasportato la sorella in ospedale, in coma per tre giorni prima di morire, hanno solo confermato che Mahsa sia stata picchiata a sangue.

Amnesty International ha accusato la polizia iraniana di “torture e maltrattamenti durante la detenzione”, Mahsa, infatti, sarebbe stata “arrestata in modo arbitrario dalla cosiddetta polizia della moralità”. Per l’associazione, la giovane sarebbe già morta nella stazione di polizia. L’ambulanza e il coma sarebbero, quindi, una copertura per non fare ricadere la colpa sugli agenti che hanno pestato la giovane a morte. Proprio per questo, Amnesty International ha chiesto di fare chiarezza, aprendo un’inchiesta contro agenti di polizia e funzionari.

Ebrahim Raisi, il presidente dell’Iran, ha ordinato a sua volta al ministero dell’Interno di avviare delle indagini interne, ma si tratterebbe di scoperchiare il vaso di Pandora proprio contro il suo governo ultraconservatore che potrebbe insabbiare la tragica morte di Mahsa. La morte della ragazza, però, ha acceso le proteste nel paese, tanto che giovedì sera il governo ha deciso di limitare l’accesso a Internet per non fare circolare le foto della 22enne dopo il pestaggio.

Ma non solo. Durante i funerali di Mahsa Amini a Saghez, città natale della ragazza, molte donne hanno protestato togliendosi il velo e altre hanno manifestato di fronte alla sede del governo locale. La protesta, però, stando a quanto riferito da BBC News, è stata repressa violentemente dalla polizia che ha sparato sulla folla.