La NASA regala emozioni: diffusa la migliore foto mai vista della Nebulosa di Orione | E rivela un segreto

Sensazionale quanto catturato dal telescopio spaziale James Webb della NASA in una nuova straordinaria immagine: si tratta di uno degli oggetti più riconoscibili nel cielo notturno

Il fine settimana appena trascorso ha portato con sè una notizia di primaria importanza per tutti gli appassionati di astronomia. Il telescopio spaziale James Webb della NASA, che si trova su una sonda orbitante a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra e del valore di 10 miliardi di dollari, ha realizzato uno scatto assolutamente mozzafiato della regione interna della Nebulosa di Orione.

Scatto a qualità altissima
Il telescopio più sofisticato al mondo svela il segreto della grande Nebulosa

Si tratta di un’enorme nuvola di ‘polvere’ situata a 1300 anni luce dalla Terra ed estesa per almeno 30-40 anni luce, già catturata in precedenza ma mai con un tale livello di dettaglio. Del resto lo scatto arriva da quello che è considerato ad oggi il telescopio più avanzato mai costruito, in grado di mostrare anche i più piccoli dettagli ed ampliando così, per i ricercatori, lo spettro di analisi di corpi celesti e di tutto ciò che compone il nostro universo.

Il telescopio più sofisticato al mondo svela il segreto della grande Nebulosa

Uno degli oggetti più fotografati nel cielo, la Nebulosa di Orione è un’enorme nuvola di gas e polvere, una delle tante nell’universo conosciuto. Questo insieme di materia ha rivelato molto sul processo di formazione delle stelle e dei sistemi planetari. Mentre gli scienziati studiano la nebulosa da decenni, James Webb offre la possibilità di vederla sotto una nuova luce.

“Siamo sbalorditi dalle immagini mozzafiato della Nebulosa di Orione”, ha detto Els Peeters, astrofisico della Western University dell’Ontario e uno dei collaboratori canadesi di JWST. “Abbiamo iniziato questo progetto nel 2017, quindi abbiamo aspettato più di cinque anni per ottenere questi dati”. Ed in effetti l’immagine ad altissima qualità ha permesso anche di ‘svelare’, visivamente parlando, un segreto della grande Nebulosa: nascoste al suo interno ci sono stelle appena nate avvolte in bozzoli di polvere e gas.

Svelate stelle appena nate dentro alla Nebulosa di Orione

Le immagini, pubblicate l’11 settembre, mostrano le stelle in vari stadi di sviluppo con una chiarezza mai vista prima. Inoltre danno anche uno sguardo più dettagliato ai “filamenti” e alle nubi di gas che gli astronomi ritengono siano il luogo di nascita delle stelle. Si aprono così nuove porte dal punto di vista della ricerca: gli scienziati sperano di utilizzare le osservazioni di James Webb per approfondire la formazione stellare e, in definitiva, chiarire come sia nato il nostro universo.

“Queste nuove osservazioni ci consentono di capire meglio come le stelle massicce trasformano il gas e la nuvola di polvere in cui sono nate”, ha affermato Peeters. “Le giovani stelle massicce emettono grandi quantità di radiazioni ultraviolette direttamente nella nuvola nativa che ancora le circonda, e questo cambia la forma fisica della nuvola così come la sua composizione chimica. Come funziona esattamente e come influisce sull’ulteriore formazione di stelle e pianeti non è ancora ben noto”.

Lo scatto di Orione diffuso l'11 settembre
Svelate stelle appena nate dentro alla Nebulosa di Orione (Fonte NASA Twitter)

Le prime immagini di James Webb diffuse a luglio

Le prime immagini realizzate da James Webb, le cui dimensioni sono paragonabili alla metà di un 747, sono state diffuse dalla Nasa a luglio. Da allora il super telescopio ha
realizzato scatti mozzafiato di supernove, esopianeti e aurore boreali e meridionali di Giove. Costruito con l’aiuto dell’Agenzia spaziale europea, questo telescopio può, in definitiva, vedere lo spazio più in profondità di qualsiasi telescopio precedente.

Ciò gli consente di scrutare efficacemente indietro nel tempo osservando la luce che ha impiegato miliardi di anni per raggiungere il nostro pianeta. Gli scienziati sperano che queste osservazioni amplieranno la nostra comprensione dell’universo primordiale.