Social media oggi: tra strategia, linguaggi e modelli operativi

I social media sono una risorsa molto efficace per ogni azienda, ente o professionista che voglia rafforzare la propria presenza digitale. Ma se fino a qualche anno fa bastava postare con regolarità per ottenere visibilità, oggi la gestione dei social richiede uno sforzo in più.

L’evoluzione delle piattaforme, il cambiamento delle abitudini degli utenti e l’impatto di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, stanno cambiando i mercati e i modi di prendere decisioni d’acquisto. Di conseguenza cambiano anche le regole del marketing digitale, e con esse, quelle che caratterizzano i social media.

Ogni azienda, ente o brand deve oggi interrogarsi su che tipo di relazione vuole costruire con il proprio pubblico, quali linguaggi utilizzare, quali canali presidiare. Affidarsi a un servizio di gestione social media, in questo senso, non riguarda solo “chi fa cosa”, ma soprattutto come lo fa e con quale prospettiva. Perché i social, oggi, sono diventati una forma di relazione continua, e chi li gestisce ha in mano la voce pubblica dell’organizzazione.

Uno dei segnali più evidenti di cambiamento riguarda il linguaggio

Le aziende stanno progressivamente abbandonando il tono istituzionale per adottare forme comunicative più immediate, spesso ironiche o informali. È quanto emerso dal report “Social Media Trends 2025” di Hootsuite, secondo cui i brand stanno sperimentando stili più disinvolti su piattaforme come Threads e X, accettando persino l’incoerenza con la propria comunicazione ufficiale pur di risultare autentici agli occhi del pubblico.

Accanto alla creatività, si affianca il social listening, che consente di monitorare conversazioni, cogliere segnali culturali e adattare in tempo reale il tono o il messaggio. Secondo lo stesso studio, chi utilizza strumenti di ascolto sociale con continuità si dichiara oggi molto più fiducioso nel collegare l’attività social a metriche di business reali come il ritorno sull’investimento.

I cambiamenti riguardano anche l’approccio agli strumenti di lavoro. Difatti, dalla generazione automatica di caption alla creazione di immagini, passando per l’analisi predittiva e la scrittura di contenuti, l’AI è diventato lo strumento professionale ideale per gestire tutta questa complessità.

Chi gestisce i social: modelli operativi a confronto

Oggi i principali modelli di gestione si possono dividere in tre filoni: gestione interna, freelance o agenzia. Ognuno di questi approcci risponde a logiche organizzative, livelli di maturità digitale e obiettivi diversi.

Le imprese più piccole o con esigenze di base tendono ad affidare l’attività a risorse interne, spesso già presenti in azienda. È una soluzione economica, ma che rischia di essere poco efficace se manca formazione continua e aggiornamento sulle dinamiche delle piattaforme. Il pericolo è quello di banalizzare il lavoro, riducendolo alla semplice pubblicazione di contenuti.

Altri preferiscono rivolgersi a freelance, professionisti che si occupano operativamente di content creation, community management e pubblicazione. È un modello intermedio, utile quando serve flessibilità e rapidità, ma difficilmente garantisce la presenza di competenze strategiche avanzate o la capacità di coordinarsi con altri reparti (marketing, vendite, customer care).

Infine, le agenzie. Questo modello prevede un team composto da figure verticali, strategist, copywriter, designer, media buyer, data analyst, che lavorano in sinergia. Oltre alla produzione dei contenuti, offrono la costruzione di un piano editoriale fondato su obiettivi misurabili, l’ottimizzazione dei contenuti sponsorizzati e la reportistica continua. È la soluzione più adatta a chi considera i social uno snodo chiave per la crescita degli affari.

Un’interessante evoluzione arriva anche dal settore pubblico. Grazie a un emendamento del Decreto PA, le amministrazioni pubbliche italiane potranno ora dotarsi ufficialmente di un social media manager, assunto tramite concorso o selezionato tra il personale già in servizio. La misura riconosce formalmente il valore strategico della comunicazione social anche per Comuni, Regioni e enti locali.

L’evoluzione delle piattaforme e la scelta del canale giusto

L’introduzione della pubblicità globale su Threads, annunciata da Meta, è solo l’ultimo esempio di come le piattaforme stiano diventando spazi commerciali sempre più strutturati, in cui la componente pubblicitaria è centrale.

Threads ha raggiunto oltre 275 milioni di utenti attivi mensili e sta iniziando a posizionarsi come uno dei luoghi preferiti per contenuti in tempo reale, alternativi al classico feed di Instagram.

Il fatto che anche le nuove piattaforme emergenti puntino a modelli sostenibili dal punto di vista economico, obbliga brand e professionisti a monitorare con più attenzione l’evoluzione delle piattaforme e a rivedere periodicamente la propria presenza in funzione del pubblico e degli obiettivi.

D’altro canto le campagne social non sono più pensate come operazioni autonome, ma integrate in funnel profondi e strutturati, progettati tramite specifiche caratteristiche in termini di awareness, conversioni e fidelizzazione.

La gestione dei social media, in conclusione, richiede visione, competenze e una lettura attenta dei contesti. Ogni scelta, dal tono di voce al modello operativo, contribuisce a definire la relazione con il pubblico e il posizionamento del brand. La differenza sta tutta nella qualità di queste scelte.

 

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